Questa domanda mi e' stata posta alcuni giorni fa da un lettore: ho pensato di promuoverla all'inizio di questo post, perche' mi sembra che la risposta che posso dare abbia delle interessanti ramificazioni metodologiche. Il lettore fa riferimento ad un paio di post che ho scritto un po' di tempo fa, riprendendo, in modo del tutto non originale, alcune argomentazioni di Richard Pervo sulla datazione degli Atti degli apostoli. In breve, Pervo nota che gli Atti dipendono dalle Antichita' giudaiche di Giuseppe Flavio e quindi devono essere stati scritti dopo il 94: questo puo' voler dire che sono stati scritti immediatamente dopo (come pensa Michele, il mio lettore) o molti anni dopo, nel II secolo (come pensa Pervo e come penso anch'io).
Quali argomenti ci sono a sostegno delle due posizioni? Michele propone di valutare i "riferimenti" ad Atti nelle opere dei Padri apostolici, in particolare due lettere di Ignazio di Antiochia e una di Policarpo di Smirne. Per brevita', mi limito ad un esempio tratto da quest'ultima. Al paragrafo 2, Policarpo scrive, parlando di Gesu', "che viene come giudice dei vivi e dei morti": questa espressione sarebbe un "riferimento" ad Atti 10:42, nel senso che, anche la', Pietro dice che gli e' stato ingiunto di testimoniare che Gesu' e' "giudice dei vivi e dei morti".
Ora, questo parallelo del tutto vago puo' essere preso come prova della dipendenza di Policarpo dagli Atti solo se si e' gia' accettata la tradizione patristica (dogmatica e teologica, ma assolutamente non storica) secondo la quale tutti i libri del Nuovo Testamento sono stati scritti nella generazione degli apostoli, mentre quelli dei "Padri apostolici" tutti nelle generazioni successive ed ispirandosi ai primi. Penso che il circolo vizioso insito in tale ragionamento sia evidente. Al contrario, osservazioni come quella sopra riportata rafforzano l'argomentazione di Pervo, perche' mostrano come gli Atti presentino idee ed espressioni comuni anche ai Padri apostolici della prima meta' del II secolo e, quindi, debbano molto probabilmente venire dallo stesso periodo.
