Fra gli altri incontri di Gesu' viene narrato quello con Maria, sorella del morto, che lo avvicina al v. 32: nel versetto seguente, ci viene detto che Gesu' "si commosse profondamente". Il verbo greco qui e' embrimaomai, che viene usato per gli starnuti dei cavalli e, tutte le altre volte in cui compare nella letteratura greca, per indicare ira o profonda irritazione. Il verbo appare anche nel Vangelo di Marco, come ho scritto gia' altrove, nella storia della guarigione di un lebbroso che inspiegabilmente si attira l'ira di Gesu'. Anche qui l'irritazione di Gesu' crea non pochi problemi e in effetti la traduzione italiana che ho citato sopra ha ben nascosto la cosa. In questo caso, il pregiudizio teologico mi pare avere una forza spaventosa: perfino il famoso Liddell-Scott (il piu' celebrato dizionario greco in lingua inglese) ha creato appositamente una voce per embrimaomai che vorrebbe dire "to be deeply moved" e in cui ovviamente puo' indicare solo l'esempio di Gv 11:33!
Qualche esegeta ha pensato di cavarsela ipotizzando che Gesu' ce l'abbia con Maria e gli Ebrei che piangono per la morte di Lazzaro, mentre dovrebbero essere felici perche' Gesu' e' finalmente arrivato e adesso risolvera' tutto, ma mi pare che in questo caso la soluzione sia peggio del problema. In realta', l'unica ipotesi valida rimane quella proposta anche nel caso di Marco: la piu' antica versione del miracolo presentava Gesu' come una specie di sciamano, che veniva investito da uno spaventoso turbamento spirituale, simile a ira, quando doveva compiere i suoi miracoli.
E' interessante anche vedere come Giovanni ha risolto il problema: ha aggiunto al verbo incriminato una forma di tarasso (che vuole in effetti dire "turbare") e soprattutto ha inserito il v. 35 (il piu' corto di tutta la Bibbia!), in cui Gesu' per la prima ed unica volta scoppia in lacrime. Si tratta di una reazione molto umana di fronte alla sofferenza e alla morte: infatti tutti i Padri citano questo passo di Giovanni quando vogliono dimostrare che Gesu' era la tempo stesso umano e divino, come si desume dal fatto che ha un canale sempre aperto con Dio nella preghiera dei vv. 41-42.