Il predicatore voleva tenere una via di mezzo fra quelli che ritengono che il passo di Efesini debba essere accettato letteralmente e quelle femministe che dicono che il testo dovrebbe essere totalmente rifiutato perche' sarebbe espressione della piu' pura misoginia. Per trovare questa via di mezzo ovviamente bisogna mostrare che il passo di Efesini in realta' non dice quello che sembra dire, non insegna (come sembra chiaro quando lo si legge) che le mogli devono essere sottomesse ai mariti, ma che i cristiani devono tutti vivere in una "sottomissione reciproca", come ha spiegato Gesu' Cristo e come si legge in tutta la Bibbia. Si deve quindi fare un esercizio di arrampicamento sui vetri che e' davvero notevole. Un esempio: il v. 23 e' tradotto in italiano dalla CEI "il marito infatti e' capo della moglie". Qui il nostro predicatore deve spiegare che la parola tradotta come "capo" e' in greco kephale', che non vuole mai dire "capo nel senso di comandante", ma solo "capo nel senso di testa, punto d'inizio, origine". La cosa non e' molto vera (ma non ho spazio per citare degli esempi), ma soprattutto ci si domanda come mai si continui a tradurre "capo" (ancora nella versione del 2008!).
Mi chiedo se non sarebbe meglio dire che un passo come quello di Efesini 5 non e' ispirato, perche' presenta una concezione della vita famigliare che non ha nulla di cristiano, ma e' totalmente copiata da quelle che si possono leggere presso gli autori greco-romani, a cominciare da Aristotele. In fondo, se ci si ostina a voler dimostrare che tutti i versetti della Bibbia non possono sbagliare, non si e' molto diversi da quegli evangelici che non possono ancor oggi accettare che la terra gira attorno al sole, perche' il libro di Giosue' dice il contrario.