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giovedì 27 maggio 2010

L'inganno di Giacobbe e l'imperialismo americano


Continua la serie di "Uomini e profeti" dedicata alla lettura sistematica della Bibbia: con un po' di ritardo ho ascoltato nei giorni scorsi la puntata del 9 maggio dedicata ai capitoli 25-28 della Genesi. Alla trasmissione ha partecipato Paolo Ricca, che e' professore emerito di Storia della Chiesa alla Facolta' Valdese di teologia, e comprensibilmente gran parte della discussione e' stata dedicata al famoso episodio (capitolo 27) di Giacobbe che inganna il padre cieco per farsi dare la benedizione che sarebbe invece spettata al primogenito Esau'.
Ricca, posto di fronte al problema di questo comportamento moralmente assai discutibile, ha offerto una spiegazione che mi lascia assai perplesso. In buona sostanza, si tratta del tentativo, molto apologetico, di cavare qualche significato positivo da un racconto che ha come tema quello di una frode i danni di un cieco. Di solito, la tattica piu' usata e' quella di dire tutto il male possibile di Esau' per dimostrare che in fondo se lo meritava di subire questa fregatura, ma Ricca introduce una lettura differente. Per lui, questo racconto serve a dimostrare che Dio "non fa differenza di persone", ma ama ugualmente tutti gli esseri umani anche se sono peccatori. Quando gli viene chiesto (verso la fine della trasmissione) come mai Dio permette a Giacobbe di farla franca con il suo inganno, Ricca e' ancora piu' esplicito e dice che si vede qui come Dio distingua "fra peccato e peccatore".
Ora, non e' difficile capire da dove Ricca prenda questa esegesi: essa dipende dal discorso paolino sulla grazia cosi' come esso viene interpretato da Lutero e da altri teologi della Riforma. Niente di male nel fatto che Dio ami un peccatore indipendentemente dai suoi peccati, ma come la mettiamo se, come in questo caso, Dio permette il successo delle azioni peccaminose? L'esito positivo di rapine o omicidi andrebbe considerato merito della grazia di Dio?
Non so quanto consapevolmente, ma Ricca mette il dito nella piaga di un dibattito assai acceso in America in questi ultimi anni. Di recente una teologa latino-americana, Elsa Tamez, ha puntato in modo molto eloquente l'attenzione sul legame che esiste fra la dottrina della grazia di certi evangelici e la giustificazione del duro neo-colonialismo imperialista esercitato dagli USA in vari continenti. Se la grazia copre tutto (e, come sembra dirci Ricca a proposito di Giacobbe, Dio non si preoccupa nemmeno molto della qualita' morale delle azioni compiute) e' facile capire come ci si possa sentire sempre "giustificati", anche quando si seminano nel mondo guerre, poverta' e dittature.

giovedì 22 aprile 2010

Il sacrificio di Isacco

La serie di "Uomini e profeti" dedicata a una lettura sistematica della Bibbia continua ad occuparsi di Abramo e delle sue avventure. La vigilia e il giorno di Pasqua, abbiamo avuto due trasmissioni molto interessanti sul famoso capitolo 22 della Genesi, nel quale si racconta il famoso episodio in cui Dio mette alla prova Abramo chiedendogli di sacrificare il figlio Isacco (per i podcast, che davvero meritano, si puo' vedere qui).
Questo racconto ha sempre colpito la fantasia di tutti i lettori per la sua estrema tensione e per l'eccezionale richiesta che viene rivolta ad Abramo. Anche l'immagine di Dio che si spinge fino a domandare un sacrificio umano non e' poco problematica: non a caso il rabbino Carucci Viterbi, che ha parlato nella puntata di sabato, ha speso quasi tutto il tempo a illustrare il lavoro dei commentatori ebrei impegnati nel minimizzare gli aspetti piu' ripugnanti della storia (ad esempio, introducendo il tema del consenso di un Isacco adulto, che altrimenti tutti ci immagineremmo come un bambino che rischia di cadere preda della crudelta' di suo padre).
Devo dire che, nella puntata pasquale, Fulvio Ferrario, che e' professore alla Facolta' teologia valdese di Roma, ha avuto il merito di affrontare senza facili scappatoie le enormi questioni poste da Genesi 22. Per la tradizione religiosa da cui proviene, Ferrario si e' ovviamente rifatto alla famosa lettura della storia di Isacco elaborata nell'Ottocento da Kierkegaard. Per il filosofo danese, la richiesta rivolta da Dio ad Abramo rivela il carattere fondamentalmente "immorale" di ogni vera esperienza religiosa. Si badi che, in questo contesto, "immorale" va inteso nel senso che il comandamento divino non puo' mai essere messo al sicuro dentro i limiti di una legge o di un sistema codificato che permetta di vivere con tranquillita' e senza troppi dilemmi etici. Al contrario, se la religione e' vissuta con la coerenza e l'impegno che si deve ad una cosi' alta esperienza, bisogna sempre aspettarsi di trovarsi, prima o poi, davanti al dilemma di Abramo: o disubbidire a Dio o compiere azioni le cui ragioni non si possono spiegare, ma che ci trasformeranno in marginali o, come accade nel caso del patriarca biblico, in criminali della peggior specie. Non c'e' dubbio che la riflessione di Kierkegaard risenta inparte delle limitazioni culturali e storiche del suo tempo, ma io continuo a trovarla estremamente significativa, in particolare oggi, quando autorevoli voci cercano di farci credere che la religione non sia altro che la "legge naturale".

martedì 16 marzo 2010

Adamo ed Eva vegetariani

Visto che in passato sono stato severo nel criticare la trasmissione radiofonica Uomini e profeti, penso di avere il dovere di scrivere anche un post di apprezzamento. Senza mutare la sostanza delle mie osservazioni precedenti, devo ammettere che ho ascoltato con grande piacere le due puntate dedicate di recente ai due primi capitoli della Genesi (se vi interessano potete ascoltarle per intero qui). A condurre la lettura era un rabbino, Benedetto Carucci Viterbi, che si e' concentrato soprattutto sulle tradizioni interpretative ebraiche e ha cosi' fornito un numero considerevole di spunti assai significativi.
Tra le molte cose, mi ha solleticato la menzione del vegetarianesimo di Adamo ed Eva prima della loro cacciata dal paradiso terrestre: in effetti, se si leggono con attenzione i primi capitoli della Genesi, Dio da' ai due progenitori da mangiare da tutti gli alberi del giardino, ma non dice mai loro esplicitamente di ammazzare animali per nutrirsi. Da qui, alcune tradizioni hanno derivato la conclusione che Adamo ed Eva fossero originariamente vegetariani e che il cambio di vitto sia da considerare un'altra delle spiacevoli conseguenze della caduta.
Di mio vorrei aggiungere l'osservazione che tali tradizioni sono presenti anche in antichi testi cristiani: per esempio, il romanzo pseudo-clementino, che probabilmente riporta idee della fine del secondo secolo, sviluppa gli stessi temi anche se in modo leggermente differente. In questo testo, la decadenza dell'umanita' non e' causata dal peccato dei progenitori, ma, come nelle tradizioni enochiche, dall'unione innaturale fra gli angeli e le donne. Da loro nascono i giganti, mezzi umani e mezzi sovrumani, che infatti hanno un appetito disumano che li spinge a non accontentarsi di vegetali: essi sono i primi a commettere l'orrendo delitto di cibarsi di sangue e di carne. La contaminazione che ne deriva coinvolge tutto il cosmo e spinge Dio a inviare il diluvio. L'unica soluzione possibile a questo stato di cose e' quello che fanno i membri della comunita' giudeo-cristiana descritta nel romanzo: rinunciare assolutamente alle carni e al vino e cibarsi solo di vegetali ed acqua. In questo modo si ripristina l'ordine originario e si evitano, dal punto di vista giudaico, le impurita' portate dalle carni che possono essere state sacrificate agli idoli.

martedì 15 settembre 2009

Terza lezione apocalittica

Tra i piu' grandi studiosi del Primo libro di Enoch si possono contare due italiani, Paolo Sacchi e Gabriele Boccaccini. Nonostante molti dei libri di Sacchi, professore emerito dell'Universita' di Torino, siano ormai tradotti in inglese e nonostante il fatto che Boccaccini abbia da tempo una cattedra alla University of Michigan, una delle piu' prestigiose degli Stati Uniti, il loro lavoro e' ancora assai poco conosciuto su questa sponda dell'Atlantico.
Tanto Sacchi quanto Boccaccini (che e' stato allievo di Sacchi) partono da una lettura del Libro dei Vigilanti, la prima sezione di quello che oggi chiamiamo Primo libro di Enoch. I "vigilanti" sono angeli che hanno questo nome, perche' passano l'eternita' contemplando Dio seduto sul suo trono senza alcuna interruzione, nemmeno per dormire. Questa contemplazione e' ovviamente concepita come il massimo grado di felicita' raggiungibile per un essere vivente, ma Enoch scopre che i Vigilanti hanno in effetti abbandonato per un attimo la loro contemplazione e hanno volto gli occhi verso la terra. Qui hanno notato la bellezza delle "figlie degli uomini" e sono immediatamente stati presi da un irrefrenabile desiderio sessuale. Spinti da tale impulso, i Vigilanti scendono nel mondo materiale e cominciano ad accoppiarsi con le donne generando una schiera di giganti, esseri mostruosi perche' nati dall'unione proibita fra esseri umani e sovrumani. I giganti, che producono spargimenti di sangue e uccisioni, sono sterminati da Dio con il diluvio universale, ma i loro spiriti, semi-divini, sopravvivono e continuano a perseguitare gli umani producendo sofferenze e dolori.
Questa storia puo' apparire del tutto folle, ma guardando bene se ne trova una traccia anche nella Bibbia ebraica: precisamente nel libro della Genesi (6:1-4) dove si dice chiaramente che "i figli di Dio videro la bellezza delle figlie degli uomini e se le presero come mogli". Si discute molto se il testo della Genesi abbia dato lo spunto a Enoch oppure se in Genesi sia rimasto solo un frammento di una storia molto piu' antica: in ogni caso, Sacchi ha fatto notare che la storia dei Vigilanti da' un'interpretazione tutta particolare sull'origine del male che sarebbe venuto nel mondo in seguito ad eventi su cui gli umani non avevano alcun controllo. Questo sarebbe totalmente opposto all'idea sull'origine del male che si puo' leggere nella Genesi dove il famoso mito di Adamo ed Eva ha un carattere tutto diverso: la' gli esseri umani sono liberi e responsabili in prima persona del male che entra nel mondo.