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sabato 15 maggio 2010

Fatima e l'interpretazione delle profezie apocalittiche


In questi giorni si commemorano le apparizioni di Maria a Fatima e il viaggio del Papa in Portogallo ha riacceso il dibattito, per il vero mai spento, sui famosi "segreti" che la Madonna avrebbe rivelato ai tre pastorelli. Le considerazioni che Ratzinger ha fatto in questi giorni in particolare sul terzo segreto invitano a fare qualche riflessione metodologica e storica.
Il Papa gia' nel 2000 aveva scritto un "commento teologico" del segreto quando questo fu rivelato per la prima volta. In questo viaggio Ratzinger ha aggiunto degli spunti interpretativi che hanno fatto andare in visibilio quelli che speculano sui "segreti" ancora nascosti, mentre hanno suscitato sorpresa in quelli che ritenevano che l'interpretazione "definitiva" fosse gia' stata data una volta per tutte. Davvero e' un po' ripugnante vedere la chiesa cattolica descritta come vittima della pedofilia (e' come, mutatis mutandis, la storia di quel giocatore che aveva dato un calcione alle spalle al suo avversario e subito dopo cercava di far sembrare che la colpa fosse di quello che il calcio l'aveva preso), ma l'analisi storica deve accostarsi alla questione in altro modo.
Il terzo segreto di Fatima e' una profezia apocalittica e come tale viene trattata dai teologi: il significato storico del testo non ha nessuna importanza, ma ogni volta che si rilegge la profezia si "scopre" un nuovo significato "teologico" che si adatta alle mutate circostanze storiche in cui la nuova lettura viene fatta. Si pensi un po' alle predizioni dell'Apocalisse a proposito dell'Anticristo: storicamente chi ha scritto il testo pensava a Nerone, ma successivamente le identificazioni sono state centinaia (altri imperatori, eretici, re medievali, perfino papi...). Il senso mutava a seconda del nemico che si doveva "far fuori" con la profezia e lo stesso avviene con il terzo segreto di Fatima. E' inutile criticare queste letture "teologiche" dicendo che l'interpretazione "storica" e "vera" e' differente: non c'e' alcuna possibilita' di comunicazione fra i due tipi di ragionamento perche' il discorso teologico rifiuta i presupposti di quello storico (per esempio, il fatto che sia piu' probabile che un autore scriva in relazione agli eventi a lui contemporanei invece che avendo presente cio' che avverra' duemila anni dopo).
Il discorso storico non e' piu' "vero" di quello teologico, ma ha altre virtu': per esempio, e' piu' "democratico" perche' chi propone un'interpretazione storica la deve motivare con prove verificabili e pubbliche, mentre chi propone un'esegesi "teologica" la fonda solo su una "intuizione personale" o su una "ispirazione soprannaturale" che, come in questo caso, possono servire a scagionare se stessi e la propria istituzione da un'accusa infamante.

martedì 27 ottobre 2009

Lezione apocalittica sulla storia dell'Anticristo



Un caro amico, e grande studioso di letteratura cristiana antica, il prof. Marco Rizzi della Cattolica di Milano e' passato a trovarci diretto a Filadelfia dove deve partecipare ad un convegno. Ne ho approfittato per fargli tenere agli studenti del mio corso apocalittico una lezione sulla figura dell'Anticristo e sulla sua "creazione" da parte dei Padri della Chiesa. Rizzi ha studiato a lungo questo essere cosi' importante nell'immaginario cristiano e alcuni anni fa ha iniziato, con Gianluca Podesta', la pubblicazione, per i tipi della Lorenzo Valla, di una raccolta di testi nei quali si vede l'evoluzione dell'Anticristo dall'antichita' fino all'epoca tardo medievale.
Rizzi sostiene un'interessante testi, in netta controtendenza rispetto alla maggioranza degli studiosi delle origini cristiane: per lui, l'Anticristo, come nemico "finale" dei cristiani, e' una creazione della fine del secondo secolo. In effetti, nel Nuovo Testamento il termine Anticristo non e' mai usato per indicare l'avversario escatologico, nemmeno nell'Apocalisse di Giovanni in riferimento alla bestia del capitolo 13. Solo nella Prima lettera di Giovanni troviamo il greco antichristos, ma Rizzi spiega molto bene che in 2:18-22 gli "anticristi" non hanno alcun significato escatologico, ma sono solo usati per indicare gli oppositori dell'autore della lettera.
L'Anticristo diventa quello che conosciamo solo nel quinto libro dello scritto Contro le eresie di Ireneo di Lione: questo vescovo da' una sistemazione della dottrina escatologica cristiana con tempi e modi ben stabiliti, con l'evidente intento di associare la minaccia dell'Anticristo a quelli che lui considera eretici (gnostici, marcioniti, ebrei e via dicendo). La cosa non e' affatto difficile da credere perche' Ireneo fu una figura fondamentale, capace di creare elementi che poi sarebbero rimasti fondamentali per il cristianesimo: ad esempio, l'idea della "successione apostolica", per cui la vera dottrina sarebbe stata trasmessa da Cristo agli apostoli e da loro ai vescovi con una purezza originaria che gli eretici sarebbero venuti a contaminare solo in un secondo momento.
Rizzi ha concluso ricordando come, dopo Ireneo, l'Anticristo sia rimasto una figura ineliminabile, associato ai personaggi piu' vari (papi, imperatori, Lutero, aziende di computer...) quando si voleva metterli in cattiva luce o spesso anche per giustificare violenze di ogni genere, intellettuali e anche fisiche. Non e' molto bello constatare che, nella polemica non solo religiosa, l'uso di affibbiare designazioni "ereticali" di questo tipo sia rimasto ancora ben vivo, quando si pensa che sia meglio far fuori un avversario senza rischiare un vero confronto o una vera discussione.

sabato 29 agosto 2009

Come si puo' spiegare il 666

Tanto per farci una risata e per dimostrare quanto le speculazioni sul numero 666 siano ancora vivaci, date un'occhiata a questo video (in inglese): si tratta di un predicatore di una chiesa fondamentalista battista americana. Vi riassumo il discorso, cosi', anche senza vedere il video, potete avere un'idea dell'argomento.
Il nostro predicatore comincia facendo contare ai fedeli presenti il numero dei versetti presenti nel Vangelo di Marco: il numero totale e' 678. Il predicatore poi presenta una traduzione americana molto diffusa, la NIV (New International Version, una versione degli evengelici, conservatori, ma non estremisti) e fa notare che al capitolo 16 di Marco si trova una nota che dice che i versetti 9-20 "non sono presenti nei manoscritti piu' antichi e nei piu' autorevoli testimoni del testo biblico" (vi dico solo che questo e' un fatto accettato da tutti gli studiosi: i versetti 16:9-20 sono stati aggiunti piu' tardi e non c'erano nel Vangelo di Marco originale). Ovviamente il nostro pastore accetta solo la versione di re Giacomo, la piu' antica versione inglese, fatta preparare dal re d'Inghilterra Giacomo I nel 1611: per alcuni evangelici americani estremamente fondamentalisti questa e' l'unica versione accettabile (la stessa cosa che facevano i cattolici ostinandosi a leggere solo la versione latina di Gerolamo fino agli anni '60 del secolo scorso). E' facile immaginare quale fosse la conoscenza dei manoscritti antichi nel '600 e infatti la Bibbia di re Giacomo non dice nulla sulla conclusione del Vangelo di Marco e accetta i versetti 9-20: come fa il nostro predicatore a dimostrare che la NIV sbaglia? Vedete bene che, se si tolgono i 12 versetti finali, Marco rimane con 666 versetti in tutto! Questo e' il segno chiaro che tutte le Bibbie filologicamente corrette sono demoniache, perche' portano su di loro il segno della bestia.
Non penso che ci siano parole da aggiungere per commentare questo ragionamento: non rimane che farsi una risata. 

martedì 25 agosto 2009

Anticristo IV

Penso di chiudere oggi la mia piccola serie dedicata all'Anticristo, a meno che dei lettori non presentino nuove richieste di approfondimento e mi inducano a riprendere in mano la questione. Mi pare giusto concludere parlando un po' della "fortuna" dell'Anticristo anche al di fuori dell'Apocalisse di Giovanni, visto che questa figura pressoche' mitica e' diventata quasi un elemento obbligato in tutti i secoli della lunga storia del cristianesimo. Non posso, per evidenti ragioni di spazio, parlare qui di tutta questa lunga evoluzione, ma vorrei almeno dire come la bestia dell'Apocalisse ha preso il nome di Anticristo e anche altre caratteristiche che non si trovano nel libro di Giovanni.
Ho gia' detto altrove che il nome "Anticristo" non compare nell'Apocalisse, ma solo nelle lettere di Giovanni (probabilmente non la stessa persona che ha scritto l'Apocalisse) per indicare dei maestri cristiani rivali, che l'autore considera eretici e quindi "oppositori di Cristo". Non c'e' quindi nessun significato escatologico legato al termine "Anticristo": il primo autore che usa questo vocabolo riferendolo alla bestia e' Ireneo di Lione, che commenta lungamente i capitoli 13 e 17 dell'Apocalisse alla fine del secondo secolo. Ireneo compie anche un'altra operazione molto importante, perche' associa alla bestia e all'Anticristo una figura che compare nel capitolo 2 della Seconda lettera ai Tessalonicesi. Questo e' uno scritto attribuito a Paolo, ma quasi certamente non dovuto alla sua mano, bensi' a quella di un cristiano dell'inizio del secondo secolo. Nel capitolo 2, l'autore parla di un non meglio precisato "uomo dell'iniquita'" o "figlio della perdizione" che pretenderebbe di essere adorato come Dio: egli e' l'ultimo avversario che Gesu' deve sconfiggere prima di iniziare il suo regno. Molte delle caratteristiche sono simili a quelle della bestia di Apocalisse (infatti, tutte sono prese da libri dell'Antico Testamento e in particolare da Daniele): sfruttando queste somiglianze Ireneo ha creato l'Anticristo come miscuglio di Apocalisse e 2 Tessalonicesi. La stessa linea e' poi stata seguita da quasi tutti i commentatori cristiani successivi.

domenica 23 agosto 2009

Caligola come Anticristo

Alcuni giorni fa un lettore, Paolo, ha richiesto alcune informazioni piu' dettagliate sul papiro P115 (POxy 4499) e sulla possibile identificazione della bestia di Apocalisse 13 non con Nerone, ma con l'imperatore Caligola. Scrivero' quindi brevemente sull'argomento senza entrare troppo nel tecnico, se possibile.
Come si fa a dire che la variante 616 (per il numero della bestia), che si legge in P115, e' piu' originale di quella 666? Una risposta semplice (ma in un certo senso efficace) sarebbe dire che e' piu' plausibile pensare che gli scribi abbiano cambiato 616 in 666 che non il contrario: non c'e' dubbio che 666 faccia molto piu' effetto. Ma ci sono anche delle motivazioni piu' solide. Anzitutto, va detto che l'Apocalisse e' il libro del Nuovo Testamento per il quale possediamo meno manoscritti. Cio' e' dovuto essenzialmente a due cause, una tecnica e una teologica. Dal punto di vista tecnico, Apocalisse ha sempre occupato l'ultimo posto nella raccolta e di conseguenza, per via del naturale deterioramento dei manoscritti che colpisce molto piu' le prime e ultime pagine, il nostro testo e' andato sovente perso. In secondo luogo, l'Apocalisse di Giovanni, per sua natura, e' un testo assai sovversivo: non per niente lungo tutta la storia del cristianesimo ha ispirato visionari e pazzi che hanno cercato di rovesciare piu' o meno violentemente i poteri ecclesiastici e non. Per questo motivo, il libro ha faticato non poco a entrare nel canone del Nuovo Testamento e infatti sappiamo che fino al quarto secolo e soprattutto in Oriente molti autorevoli Padri della Chiesa lo consideravano non ispirato. Il fatto che ci siano pochi manoscritti ha aiutato gli studiosi a definire con precisione quali siano i migliori: essi sono il codice Alessandrino (A) e il cosiddetto codice di Efrem "rescritto" (C). Fra questi due, C, unico fra tutti i manoscritti dell'Apocalisse, gia' aveva 616 ancor prima che P115 fosse scoperto. Da quando abbiamo il papiro, quindi, e' molto facile pensare che, se due su tre fra quelli che fanno testo dicono 616, 616 molto probabilmente e' la versione giusta.
Come viene fuori Caligola da 616? Si tratta sempre di un gioco numerologico, ma questa volta e' anche piu' semplice, perche' basta prendere il nome dell'imperatore in greco e addizionare (Gaios Kaisar: gamma=3 + alfa=1 + iota=10 + omicron=70 + sigma=200 + kappa=20 + alfa=1 + iota=10 + sigma=200 + alfa=1 + rho=100). L'ipotesi e' stata presentata per la prima volta dall'inglese Birdsall nel 2002 e si adatta anche bene, perche' Caligola non ha di certo perseguitato i cristiani, ma e' noto per essersi scontrato duramente con gli Ebrei quando, poco prima di morire, cerco' di far mettere una propria statua nel tempio di Gerusalemme.  

mercoledì 19 agosto 2009

Ancora una volta il numero della bestia e le datazioni

Con piacere mi sono accorto che l'ultimo post, dedicato al significato del numero 666, ha suscitato, come peraltro fa da secoli, una buona discussione. Mi sembra giusto aggiungere qualche commento per chiarire alcuni dei punti dibattuti.
Anzitutto, una riflessione sulla datazione dell'Apocalisse: premetto che io non sono un fanatico delle datazioni dei libri biblici, perche' si tratta di un affare molto problematico e che difficilmente raggiunge risultati accettabili. Per quanto riguarda l'autore del testo, egli e' uno dei pochi scrittori del Nuovo Testamento che dice il proprio nome (proprio all'inizio dell'opera). Ovviamente, questo non aiuta molto perche' egli poi non aggiunge altri dati biografici: la tradizione che lo identifica con Giovanni, l'evangelista e discepolo di Gesu', ha poco valore perche' appare solo molto tardi. Per quanto riguarda Babilonia, non mi pare che nessuno prenda questo nome cosi' com'e', soprattutto perche' la citta' di Babilonia in Mesopotamia, al tempo in cui viene presumibilmente scritta l'Apocalisse (diciamo i primi due secoli dopo Cristo), non ha piu' alcun ruolo storico o politico. Siccome, pero', Babilonia compare spesso nell'Antico Testamento come nemica di Israele, e' comprensibile che quel nome sia usato, come una sorta di codice, per riferirsi alla vera nemica dei cristiani, vale a dire Roma (si tenga presente anche che la grande prostituta del capitolo 17 e' si' chiamata "Babilonia la grande", ma si dice esplicitamente che questo e' un "nome misterioso" al v. 5).
Veniamo dunque all'identificazione della bestia: di certo, Nerone non e' l'unico candidato possibile. Diocleziano, che regna alla fine del terzo secolo, e' da escludere, perche' l'Apocalisse e' stata di certo scritta prima della fine del secondo secolo, quando viene citata da Ireneo di Lione. Un certo numero di studiosi sostiene che un candidato buono potrebbe essere Domiziano, che regna alcuni anni dopo Nerone: personalmente, ritengo che l'ipotesi neroniana sia piu' convincente ed elegante perche' per collegare Domiziano con il 666 si deve ricorrere a complicazioni molto piu' astruse di quella di cui ho parlato nell'ultimo post. Si tratta di una ipotesi storica e quindi per forza non sicura al 100%: la sua virtu' e' che si tratta di un'ipotesi verificabile con metodi razionali, a differenza di altre spiegazioni che dipendono da rivelazioni profetiche o mistiche, come nel caso dell'identificazione dell'Anticristo con il papa o con Obama. Adesso vi lascio, perche' questo post sta assumendo proporzioni ciclopiche, ma presto scrivero' ancora sull'argomento per soddisfare le curiosita' relative al numero alternativo 616 ed all'identificazione con Caligola.  

martedì 18 agosto 2009

Anticristo III

Certamente la caratteristica piu' famosa e discussa della bestia e' il suo nome in codice, che ha suscitato (e continua a suscitare) ipotesi interpretative e spiegazioni mistiche. Il versetto 13:18 dell'Apocalisse dice infatti: "Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra e' seicentosessantasei".
L'autore dell'Apocalisse in effetti vuole rivelare ai lettori l'identita' della bestia, ma lo fa usando un simbolismo molto diffuso nell'antichita', quello della "numerologia". Giochi di questo genere sono pero' possibili solo in quelle lingue in cui, come il greco o l'ebraico, si usano gli stessi segni per indicare le lettere e le cifre. Cosi', per esempio, il greco assegna un valore numerico alle lettere, partendo dall inizio dell'alfabeto: alfa e' uno, beta due, gamma tre, delta quattro e cosi' via fino alla decima lettera (iota); le lettere seguenti (a cominciare da kappa = 20) rappresentano le decine e cosi' si continua. La conseguenza numerologica e' che tutte le parole hanno un valore numerico, quando si sommano i valori delle lettere che le compongono. In pratica, l'Apocalisse ci dice che la bestia e' un uomo che ha un nome il cui valore matematico e' 666.
Gli studiosi si sono scervellati per secoli nel tentativo di sciogliere l'enigma e si puo' dire che si sia giunti ad un risultato piuttosto sicuro: si tratta del nome dell'imperatore Nerone scritto in aramaico (qsr nrwn, perche' le lingue semitiche tendono a non segnare le vocali), ma il mistero non finisce mai di riservare sorprese.
Esattamente dieci anni fa nella collana dei papiri di Ossirinco (al numero 4499) e' stata pubblicata una copia frammentaria dell'Apocalisse, risalente alla fine del terzo o all'inizio del quarto secolo. Un frammento di questo codice contiene la piu' antica versione da noi posseduta del capitolo 13 dell'Apocalisse: e' sensazionale vedere che questo testo, invece del numero 666, riporta 616 (se interessa, potete dare un'occhiata al testo qui: si nota che alla riga tre, invece della successione chi-csi-stigma = 666, si legge molto bene chi-iota-stigma = 616). La variante non e' un semplice errore, perche' Ireneo di Lione, in un suo trattato contro le eresie, ci riferisce che la versione con 616 era ben nota alla fine del secondo secolo.
Molto si discute sull'origine di 616 e se 616 sia la versione originale. Di sicuro non si puo' dire ancora molto, ma la proposta piu' interessante e' quella che vede in 616 il nome dell'imperatore Gaio (Caligola): se fosse cosi', dovremmo dire che l'Apocalisse e' ancora piu' antica di qaunto si pensi comunemente, forse il piu' antico scritto cristiano giunto fino a noi.

sabato 15 agosto 2009

Anticristo II

Come abbiamo visto in precedenza, l'autore dell'Apocalisse ricombina elementi tratti dalle antiche profezie, ma la sua attivita' letteraria non si ferma qui. E' molto importante notare che, nell'intenzione dello scrittore apocalittico, le profezie si sono compiute nel momento storico in cui egli vive e scrive la sua opera.
Questo e' vero anche nel caso della figura dell'Anticristo e ve ne propongo alcuni esempi:
1. Proprio all'inizio del capitolo 13 si dice che l'Anticristo e' una bestia "che viene dal mare": perche' questo elemento? Il mare identifica la bestia come una rappresentazione simbolica del potere imperiale di Roma: l'Apocalisse e' stata scritta nella provincia romana d'Asia (la parte piu' occidentale dell'odierna Turchia) e infatti noi sappiamo che ogni anno il governatore, il proconsole d'Asia, giungeva nella sua capitale, Efeso, in nave e, quindi, dal mare.
2. Le sette teste della bestia sono un indizio di grande importanza per la datazione dell'Apocalisse, perche' in 17:9 ci viene detto che esse rappresentano "sette colli" su cui siede la prostituta (un riferimento molto chiaro a Roma) e "sette re", di cui il sesto e' attualmente in vita, mentre i precedenti cinque sono morti. Se si contano gli imperatori romani a partire da Cesare (come si faceva nell'antichita': si pensi alle "Vite dei dodici Cesari" di Svetonio) si vede che il sesto e' Nerone, famoso per aver perseguitato duramente i cristiani. E' per questo motivo che l'Apocalisse viene da alcuni studiosi datata all'epoca neroniana: diciamo gli anni 60 del primo secolo.
3. Per finire, in 13:8, al culmine del potere della bestia, si dice che essa viene adorata dagli abitanti della terra. Molti vedono qui un riferimento alla pretesa degli imperatori di venire adorati come dei: l'Apocalisse polemizza anche altrove contro questa pratica che incomincia a diffondersi in Oriente proprio alla fine del primo secolo.
Da questi cenni si deduce che l'autore dell'Apocalisse non prevede un futuro nebuloso e lontano, ma intende descrivere simbolicamente le ingiustizie che vengono ogni giorno compiute dall'imperialismo romano.

domenica 9 agosto 2009

Anticristo I


Nel prossimo semestre dovro' insegnare un corso sulla letteratura apocalittica. Di solito questo tema trova sempre un grande interesse, tanto in Europa quanto in America: vedremo se anche questa volta il trend sara' confermato.
Di sicuro, l'Apocalisse di Giovanni affascina da sempre i lettori con il suo alone di mistero. Visto che un caro amico si e' recentemente impelagato nella lettura di un libro di Antonio Socci e ha chiesto lumi sugli scritti apocalittici, ho pensato che sarebbe utile dedicare qualche post a spiegare come funziona, dal punto di vista letterario, un libro apocalittico.
Spesso faccio l'esempio dell'Anticristo, una figura mitica che continua a interessare molti. Anzitutto, bisogna precisare un aspetto che sfugge alla maggior parte dei lettori: contrariamente a quanto si pensa, il nome "Anticristo" (letteralmente "opposto" o "oppositore di Cristo") non compare mai nell'Apocalisse di Giovanni. In questo libro, ai capitoli 13 e 17, il veggente dice di aver visto una "bestia" mostruosa che sale dal mare (13:1).
Successivamente, alla bestia e' stato dato il nome di Anticristo, prendendolo dalle lettere di Giovanni (dove, pero', ha tutto un altro significato). Oggi vorrei dire alcune cose sul modo in cui l'autore dell'Apocalisse "costruisce" questo essere mostruoso. E' facile immaginare, in modo un po' romantico, che uno scritto apocalittico sia buttato giu' di getto, magari raccogliendo al volo le frasi sconnesse di un profeta in preda a una trance. In realta', la questione e' ben piu' complicata.
Il testo (13:1-2) ci dice che la bestia ha sette teste e dieci corna: inoltre e' in parte pantera, in parte orso e in parte leone. Da dove vengono questi elementi? Nel libro di Daniele, uno scritto dell'Antico Testamento risalente alla meta' del secondo secolo avanti Cristo, al capitolo 7 sono presentate quattro bestie: una simile a un leone, una simile a un orso e una simile a un leopardo (vv. 4-6). L'ultima, e piu' mostruosa, ha dieci corna (v. 7).
Anche senza addentrarsi nel significato di queste immagini, e' assai facile vedere dove l'autore dell'Apocalisse ha preso ispirazione: ha combinato gli elementi di Daniele in una sua nuova e terribile creazione.
Questo esempio ci illustra come lavora uno scrittore apocalittico: sentendo di avere una ispirazione divina, egli prende i "pezzi" delle profezie antiche, li ricombina per creare nuove immagini e, cosi' facendo, indica quale sia il loro vero significato. Di questo parleremo nel prossimo post sull'Anticristo.