
Con gli auguri per tutti coloro che passeranno di qua nei prossimi giorni, un piccolo pensiero natalizio: ho trovato questo interessante articolo di Craig Keener, professore al Palmer Theological Seminary, che potete scaricare e leggere dal sito del Journal of Greco-Roman Christianity and Judaism, una rivista pubblicata on-line. Il titolo del contributo (The Nativity Cave and Gentile Myths - "La grotta della nativita' e i miti pagani") mette l'acquolina in bocca, anche se poi si scopre che il saggio e' in parte viziato da alcuni problemi metodologici.
In particolare, Keener, che e' un evangelico, e' davvero preoccupato di difendere l'autenticita' della tradizione che fa nascere Gesu' nella grotta di Betlemme, vicino alla quale Gerolamo si ritiro' a vivere alla fine del quarto secolo. Per raggiungere il suo scopo, Keener adotta la solita tattica che ho gia' descritto e che e' composta in parti uguali dal tacere gli elementi basilari che vanno contro la sua tesi (su tutti, il fatto che la tradizione stessa di Betlemme e' resa insostenibile dalle contraddizioni di Matteo e Luca) e dal creare una catena di elementi "plausibili" che dovrebbe alla fine dare una "dimostrazione" (si veda a pagina 60: Betlemme e' a 6 miglia da Gerusalemme - i parenti di Gesu' avevano delle proprieta' nella cittadina - a Betlemme ci sono delle grotte!).
In realta', tutto ruota sulla notizia, raccontata da Gerolamo e da Paolino di Nola, secondo cui Adriano (dopo il 136) avrebbe posto un boschetto sacro ad Adone sul luogo della nascita di Gesu' per "sconsacrarlo". Se questo fosse vero, avremmo una testimonianza molto antica sull'identificazione della grotta. Il problema e' che la storia vien furi solo nel quarto secolo: sia Giustino che Origene, che pure conoscono il particolare della grotta (ignorato dai Vangeli canonici, ma non dal Protovangelo di Giacomo), non dicono nulla su Adriano. In piu', va aggiunto che queste testimonianze sono assai sospette. Dopo Costantino, i cristiani avviano un grande programma di "cristianizzazione" della Terra di Israele che, come accade anche in tutto il resto dell'impero, consiste soprattutto nell'impiantare i propri luoghi sacri esattamente sopra quelli che erano prima giudaici e/o pagani. In questo senso, e' molto piu' probabile che sia stato Costantino ad impossessarsi della grotta per "sconsacrare" il boschetto di Adone. La storiella di Gerolamo serve a giustificare l'operazione "dimostrando" che i cristiani erano li' da prima dei pagani: e' la stessa cosa che accade quando gli apologisti dicono che Platone ha imparato la filosofia leggendo il libri di Mose'.
Quando Keener si libera dall'ossessione storicista, la sua analisi mette in luce molto bene l'elemento piu' importante: la nascita divina in una grotta e' frequente nei "miti" greco-romani. Dal punto di vista storico, la tradizione cristiana si configura come "imitazione" (pagina 64). Una lettura teologica potrebbe vedere questo particolare anche come "divina contestualizzazione" (qualunque sia il significato di questa espressione), ma questa e' altra cosa rispetto alla ricerca storica.
