
Padre Scalese e' davvero un lettore attento della nuova traduzione CEI e, in un suo nuovo post sull'argomento, ha notato due altri difetti degni di nota. Penso che sia il caso di dire due parole sul secondo esempio.
Lc 14:26 e' un versetto notoriamente problematico: la nuova CEI ha deciso di mutare la versione precedente e di rendere il comando di Gesu' come "Se uno viene a me e non mi ama piu' di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non puo' essere un mio discepolo". La vecchia CEI (come tutte le versioni, italiane e non, che io conosco) cominciava il versetto con "Se uno viene a me e non odia ...". La nuova traduzione (se di traduzione si puo' parlare, a questo punto) armonizza il versetto con il suo parallelo, Mt 10:37, che ha una versione piu' "edulcorata" (come dice giustamente padre Scalese). L'armonizzazione in se' e' gia' un problema, perche' facendo questo si manda all'aria tutta la retorica sul canone che avrebbe incluso i quattro Vangeli rispettandone le differenze, senza cercare di creare un "testo unico" di riferimento obbligato.
Tuttavia, la scelta appare anche piu' strana e infelice se si guarda anche solo al contesto di Luca: il verbo greco "miseo" viene infatti reso sempre con "odiare" tutte le altre volte che appare (in Lc 6:22.27 e, soprattutto, in Lc 16:13, in cui l'idea di fondo e' molto simile a quella del versetto che stiamo esaminando). Non c'e' dubbio che l'intenzione che ha guidato il traduttore si quella di "nascondere" l'odio in questo passo. Personalmente, non credo che si possa, come auspica Scalese, tenere separati traduttore e esegeta (in fondo, ogni traduzione e' per forza anche un'esegesi): quindi, mi pare utile cercare di capire le motivazioni che stanno dietro una scelta tanto azzardata.
La tradizione evengelica non mette in bocca a Gesu' niente di positivo sulla famiglia e sui rapporti famigliari: lo scontro con la madre ed i fratelli e' netto, di matrimonio non se ne parla nemmeno, i discepoli sono chiamati proprio a lasciare le loro famiglie... Per i canoni del mondo antico e mediterraneo in particolare il Gesu' "senza padre" che si aggira per la Galilea e' senza dubbio "queer" in un modo disturbante. Questo atteggiamento e' continuato dalle comunita' cristiane, quando si parla di martirio, di verginita' e praticamente di tutti i comportamenti piu' caratteristici.
Ovviamente, quando la nuova religione diviene il fondamento della societa' imperiale, tutto cambia e mi pare che il trend sia diventato ancora piu' forte oggi, dal momento che la famiglia nucleare eterosessuale e' diventata una specie di dogma. In passato ai commentatori e' bastato togliere di mezzo l'urtante "odiare" (di solito ricorrendo alla teoria per cui, nelle lingue semitiche, "odiare" vorrebbe dire "non amare"), ma la nuova CEI dimostra che la pressione sta evidentemente diventando insostenibile.







