Visualizzazione post con etichetta Gesu' ebreo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gesu' ebreo. Mostra tutti i post

giovedì 29 dicembre 2011

Jewish Annotated New Testament

A San Francisco ho visto, nella grande fiera di libri che sempre accompagna il meeting della SBL, una copia molto pubblicizzata del Jewish Annotated New Testament (il titolo sembra semplice da tradurre, ma ho non poche esitazioni a scegliere fra "Nuovo Testamento ebraico annotato" e "Nuovo Testamento annotato da Ebrei": entrambe le soluzioni non mi sembrano granché). L'opera mi ha incuriosito molto e, tornato a casa, ne ho acquistato una copia per il mio nuovo Kindle (costa molto di meno e, onestamente, non avrei saputo trovare il posto fisico in casa per un'altra traduzione del Nuovo Testamento).
In pratica, si tratta di una traduzione del Nuovo Testamento interamente annotata da studiosi ebrei e edita da Amy-Jill Levine, professore alla Vanderbilt University, e Marc Brettler, professore alla Brandeis University. L'idea portante del libro è affascinante, perché il Nuovo Testamento non viene presentato come una collezione di testi "cristiani", ma piuttosto come un prodotto della religiosità ebraica. Lo scopo dichiarato da Levine è quello di "riappropriarsi" del Nuovo Testamento, che sarebbe stato "strappato" da una tradizione di letture "cristiane" alla sua originaria matrice (in pratica, si potrebbe dire in modo un po' troppo semplificatorio, si tratta di fare l'opposto di quello che i cristiani hanno fatto sistematicamente e per secoli con la Bibbia ebraica). Ancora secondo Levine, anche la spiritualità ebraica può trarre beneficio da una lettura di questo tipo del Nuovo Testamento.
Come dicevo, trovo questa idea molto intrigante, perché sembra offrire la possibilità di avere una lettura del Nuovo Testamento finalmente condotta da un punto di vista altro rispetto a quello cristiano che domina in modo quasi assoluto l'esegesi. Ovviamente, ci sono difficoltà da mettere in conto e sarà ulteriore motivo di interesse vedere come esse possono essere state affrontate dagli editori e dai singoli autori. Per esempio, quale base per il commento e le note è stata scelta la New Revised Standard Version, una traduzione del Nuovo Testamento molto diffusa in America e di tendenza decisamente liberal ("progressista", per intenderci meglio). Tuttavia, la NRSV è una versione che è stata preparata per l'uso liturgico di comunità cristiane (anche se viene spesso usata anche per il lavoro accademico) e quindi potrebbe essere interessante vedere se e in che misura il testo possa essere in disaccordo con le note (un po' come avviene per la italiana Bibbia di Gerusalemme che porta la versione della CEI e, al tempo stesso, note tradotte dalla francese Bible de Jérusalem con effetti talvolta involontariamente comici).
Di sicuro, leggere i nomi degli studiosi che si sono occupati dei singoli libri del Nuovo Testamento fa impressione e fa anche presagire bene per quanto riguarda la qualità dell'opera (in ordine sparso, compaiono Adele Reinhartz, Mark Nanos, Shaye Cohen, Pamela Eisenbaum, David Frankfurter, Martin Goodman, Geza Vermes, Daniel Boyarin, Martha Himmelfarb, Susannah Heschel...). Inoltre, alcuni di questi autori hanno contribuito piccoli saggi su questioni storiche e letterarie che meritavano maggiore approfondimento (per esempio, sui concetti di "giudaismo" e "giudaicità", sullo sviluppo della sinagoga, su come tradurre il greco ἰουδαῖος, sulla vita della famiglia ebraica nel primo secolo della nostra era e così via).
Daniel Boyarin (tanto per dare un piccolo saggio adatto a questo periodo natalizio) offre una breve, ma densissima, analisi del prologo di Giovanni che si chiude con queste parole: "Alla luce di queste prove, il quarto Vangelo non è un nuovo inizio nella storia del Giudaismo nel suo uso della teologia del Logos, ma solo, semmai, nella sua cristologia dell'incarnazione. Gv 1:1-5 non è un inno, ma un midrash, vale a dire non un poema, ma un'omelia su Genesi 1:1-5 ... Fino al v. 14, il prologo giovanneo è un esempio di pensiero ebraico non-cristiano perfettamente non eccezionale che è stato cucito senza lasciare alcun segno dentro la narrazione cristologica della comunità giovannea".  

martedì 13 settembre 2011

James Crossley I: Gesu' ebreo ... ma non cosi' ebreo


L'ultimo numero di "The Bible and Critical Theory" e' dedicato all'interessante e scottante tema della "Biblical Politics (Politica biblica)", da intendersi, come detto nella nota editoriale, come l'intersezione fra la politica e lo studio della Bibbia a vari livelli. Mi pare giusto spendere due parole sul breve contributo di James Crossley dell'universita' di Sheffield. Il suo lavoro piu' recente si concentra sull'analisi dell'ideologia che sottende lo studio accademico della Bibbia e tre anni fa Crossley ha pubblicato un libro, "Jesus in an Age of Terror: Scholarly Projects for a New American Century (Gesu' in un'epoca di terrore(/terrorismo): progetti accademici per un nuovo secolo americano)", che ha suscitato alcuni dibattiti e significative prese di posizione.
Il contributo di cui si parla qui ha come titolo "The Multicultural Christ. Jesus the Jew and the New Perspective on Paul in an Age of Neoliberalism (Il Cristo multiculturale. Gesu' ebreo e la Nuova Prospettiva su Paolo in un'epoca di neoliberismo)". Lo stile di Crossley e' spesso troppo stringato e puo' risultare oscuro per chi non abbia una conoscenza piu' che aggiornata della bibliografia accademica: tuttavia, dal momento che i temi esposti qui (e che sono poi gli stessi del libro che ho menzionato sopra) sono estremamente importanti, vale la pena di riprenderli e di esaminarli criticamente.
La prima questione significativa e' quella del Gesu' ebreo, vale a dire del riconoscimento dell'ebraicita' del Gesu' storico, un dato che si puo' dire ormai accolto da una larghissima maggioranza dei ricercatori. Questo riconoscimento segna anche una grandissima novita' della ricerca posteriore agli anni '70 del secolo scorso rispetto ai secoli che l'avevano preceduta. Crossley connette il successo di questa novita' storiografica (oltre che al senso di colpa cristiano per il genocidio perpetrato dai nazisti) con il clima di multiculturalismo e neoliberismo che ha caratterizzato gli ultimi decenni in Europa occidentale e Nord America. Proprio in questo clima culturale diventa possibile comprendere, secondo Crossley, come mai l'affermazione programmatica di un Gesu' storico "ebreo" si traduca, alla prova dei fatti nella maggioranza dei lavori di studiosi cristiani, nella rappresentazione di un Gesu' che in fondo non e' poi "cosi' tanto ebreo". Crossley pone in parallelo questo fenomeno con il discorso multiculturale sull'Islam, che in genere viene dichiarato "accettabile", ma solo in quelle versioni che vengono giudicate, dal punto di vista occidentale, "vere" o "spirituali".
Trovo la tesi di Crossley (almeno per quanto concerne il Gesu' ebreo) assai convincente e basta prendere in mano uno qualsiasi dei libri dedicati all'argomento per rendersene conto. Per esempio, l'opus magnum di J.P. Meier, che e' ormai avviato a raggiungere dimensioni enciclopediche e che e' probabilmente l'opera piu' nota anche al pubblico di lingua italiana. Il titolo stesso ("Un ebreo marginale") basta a chiarire quanto sostenuto da Crossley: anche per Meier il Gesu' storico deve essere prima di tutto un ebreo, ma beninteso non un ebreo come i farisei o come un Flavio Giuseppe qualsiasi. Ecco quindi che torna utile il concetto di marginalita', che e' poi anche operativo a livello metodologico nel fondamentale (per Meier) criterio di discontinuita', per il quale vengono considerati "storici" proprio quegli elementi che differenziano Gesu' rispetto al giudaismo del suo tempo. E' chiaro che fare altrimenti sarebbe troppo problematico, perche' condurrebbe a mettere in forse il ruolo di Gesu' come fondatore di una nuova religione (distinta dal giudaismo) oppure quello di personaggio eccezionale e senza paralleli nella storia dell'umanita'.

venerdì 21 gennaio 2011

Tradizioni e invenzioni




Alcuni giorni fa, sul blog di Sandro Magister, ho trovato questo intervento su questioni liturgiche tenuto dal vescovo Athanasius Schneider. Il particolare, minore ma, credo, significativo, si legge verso la fine quando Schneider si scaglia contro abusi come quello della "celebrazione del Sacrificio Eucaristico nella modalita' di un cerchio chiuso in cui sacerdote e popolo continuamente si guardano vicendevolmente in faccia". Questa pratica, sempre secondo il vescovo, andrebbe rigettata (per tornare al prete che da' le spalle ai fedeli), perche' "contraddice la pratica che Gesu' stesso e i Suoi Apostoli hanno osservato nella preghiera pubblica sia nel tempio sia nella sinagoga".
L'invenzione di tradizioni e' affare serio e basta leggersi un po' di Ireneo o di Tertulliano per capire che quei grandi avevano ben chiaro come l'operazione possa funzionare solo se fondata su motivazioni apodittiche e assolute (anche cosi', comunque, i rischi ci sono, come dimostra la vicenda personale di Tertulliano). Ora, i tempi sono un po' cambiati e certe strategie possono anche non funzionare piu' cosi' bene (in piu', nel caso specifico, Schneider ha il problema che quella che lui vorrebbe chimare "tradizione" indiscussa in realta' e' stata smentita dagli ultimi tre o quattro Papi, che della stessa dovrebbero essere i sommi custodi).

A questo punto, che fa Schneider? La butta sul piano storico, che dovrebbe venire in soccorso della teologia in difficolta'. Questa e' la pratica osservata da Gesu' stesso (e dagli apostoli)?
E' difficile capire come Schneider giunga a questa conclusione riguardo al tempio di Gerusalemme: comunque, pare che l'altare fosse la centro di un cortile e quindi non sarebbe peregrino immaginare che i partecipanti ai riti stessero in cerchio. Per fortuna, siamo messi meglio per quanto concerne le sinagoghe, per cui abbiamo numerose testimonianze archeologiche. Per esser breve, prendo solo due esempi. La prima foto di questo post e' uno scorcio della bellissima sinagoga affrescata di Dura Europos (III secolo): l'edificio ha una panca di pietra che corre lungo tutti e quattro i muri. E' lecito concludere che i fedeli stessero in cerchio. La seconda foto e' quella della sinagoga di Gamla (forse del I secolo avanti la nostra era), che e' probabilmente la sinagoga piu' antica scavata in Terra d'Israele fino ad oggi. Come si vede, la sala ha quattro gradoni che fungevano da panche e corrono lungo tutti i lati: la conclusione e' la medesima.
Non voglio affermare che questa fosse la struttura di tutte le sinagoghe al tempo di Gesu': basta sfogliare il voluminoso libro di Lee Levine, "The Ancient Synagogue", per vedere quanto fosse grande la varieta'. In piu' ci dovevano essere panche di legno o tappeti su cui la gente si sedeva o accovacciava e che non si sono conservati.
Il punto e' che una ricerca storica appena un po' seria non puo' che problematizzare l'incauta affermazione di Schneider. Sarebbe opportuno limitarsi a dire che la liturgia va fatta in un certo modo perche', per rivelazione, si sa che questa e' "l'unica, autentica pratica" e smetterla di torturare la storia per farla entrare nel letto di Procuste di quella che puo' essere solo teologia.

lunedì 31 maggio 2010

Il Gesu' ebreo e il celibato dei preti


Certe volte mi capita di pensare che la consapevolezza dell'ebraicita' di Gesu' e' ormai tanto diffusa sul piano storico che non ci sarebbe nemmeno bisogno di ribadirla ancora. Poi arriva il commento o la dichiarazione ufficiale che smentiscono questa illusione, ci riportano tutti al punto di partenza e mi fanno capire di nuovo come sia importante ribadire il concetto ogni volta che si presenta l'occasione.
In questi ultimi tempi si e' molto parlato del celibato che viene richiesto ai sacerdoti cattolici e molte voci si sono levate a fare l'apologia di questo antico isituto: l'ultima che mi e' capitata sotto gli occhi e' quella di Sandro Magister, giornalista dell'Espresso, che si occupa di questioni vaticane e gestisce un sito ricco di informazioni sulle attivita' della gerarchia cattolica. Proprio qui e' apparso un lungo contributo nel quale Magister si propone di dimostrare che l'idea che l'obbligo del celibato sarebbe un'innovazione relativamente recente fa "a pugni con la teologia e con la storia". Con questo si intenderebbe dimostrare storicamente che in sostanza gia' gli apostoli, se non dovevano essere celibi (cosa che non si puo' fare perche' e' esplicitamente contraddetta dalle fonti), almeno dovevano astenersi da ogni rapporto sessuale con le loro mogli perche' l'ordinazione sacerdotale avrebbe richiesto loro una consacrazione totale.
Dal punto di vista storico questa teoria non ha alcun fondamento e non e' un caso che, per dimostrare che questa era la prassi "fin dall'inizio della Chiesa", Magister, dopo aver citato due ambigui versetti del Nuovo Testamento, passa direttamente ad un testo del quarto secolo, mentre tutta la bibliografia che ci fornisce e' uno smilzo libretto di uno storiograficamente ignoto cardinale austriaco.
Tuttavia, non sono interessato alla discussione degli argomenti di Magister (anche se ci sarebbe molto da dire), se non in un punto assai importante che ha che fare piu' con l'ideologia che con la valutazione delle fonti. Ormai tutta la gerarchia cattolica parla regolarmente del Gesu' ebreo e i giornalisti come Magister descrivono con passione gli incontri amichevoli fra il Papa e famosi rabbini americani, ma quando si tratta di venire alla sostanza e di tirare le conclusioni storiche relativamente ai punti nodali delle dottrine ecclesiastiche i nodi vengono infallibilmente al pettine. Si ha un bel dire che Gesu' e gli apostoli erano Ebrei e come tali vanno pensati e descritti storicamente: se si traggono le conseguenze di questo principio bisogna per forza pensare che gli apostoli si comportassero come la maggioranza degli Ebrei del loro tempo e considerassero non solo il matrimonio, ma anche la procreazione un comandamento divino. Fare l'opposto, come nel caso di Magister, significa riproporre lo schema tradizionale che sovrapponeva i tardi sviluppi del cristianesimo alle sue "origini" e, cancellando gli Ebrei dal cuore della storia cristiana, preparava la strada alle persecuzioni.

martedì 12 gennaio 2010

I problemi degli Ebrei con il Gesu' ebreo

Alcuni giorni fa, Haaretz, quotidiano pubblicato a Gerusalemme, ha riportato una interessante controversia riguardante rabbi Shlomo Riskin, un rabbino ortodosso di origine americana, che e' finito nei guai per aver affermato, in un filmato poi finito su YouTube, di essere stato sempre affascinato dalla personalita' di Gesu' di Nazaret, di averlo sempre chiamato "rabbi Gesu'" e di credere che "i suoi insegnamenti sono profondamente radicati negli insegnamenti del Talmud". Fra gli Ebrei ortodossi, che formano l'ala piu' conservatrice del giudaismo, le reazioni sono state minacciose per il povero Riskin, al punto che il rabbino si e' visto costretto a specificare che il video tralasciava una parte decisiva delle sue considerazioni, nelle quali egli ribadiva "le fondamentali differenze fra giudaismo e cristianesimo" e "che gli Ebrei non potrebbero mai accettare Gesu' come Messia".
La notizia puo' apparire sorprendente ad un lettore cristiano, ma in realta' essa induce a fare alcune riflessioni che mi sembrano molto importanti. In altre occasioni ho parlato della necessita', non solo per gli storici ma per tutti i cristiani, di riconoscere l'ebraicita' di Gesu' e delle radici stesse del cristianesimo: normalmente, chi presenta queste idee si trova ad affrontare una tacita, ma sempre latente resistenza da parte cristiana. Non bisogna cadere nell'errore di credere che da parte ebraica un cambiamento di questo tipo possa essere accettato senza alcuna difficolta'.
Il giudaismo, attraverso molti secoli di persecuzione cristiana, si e' andato formando una propria identita' e, come quasi tutte le identita', anche questa si e' solidificata in opposizione a un "diverso", in questo caso il "cristiano". In tale prospettiva, paradossalmente Gesu' non puo' essere un rabbino, e nemmeno un ebreo, allo stesso modo in cui non lo puo' essere per i cristiani. Quando uno storico o un teologo afferma che Gesu' era ebreo o rabbino il rischio e' quello di scardinare l'intera struttura ecclesiale che si fonda su una certa idea delle identita' ebraica e cristiana.
Una conferma la si puo' avere dalla lettura di questo libro, recentemente tradotto in italiano, di Jacob Neusner, un vero e grande "teologo" ebreo contemporaneo: per Neusner, giudaismo e cristianesimo sono e devono rimanere due "sistemi" diversi e indipendenti. Non e' un caso, mi pare, che Neusner abbia gia' fissata un'udienza privata con il papa per lunedi' prossimo.

giovedì 26 novembre 2009

New Orleans II

Devo scusarmi con i lettori, ma, nonostante mi fossi ripromesso di scrivere regolarmente da New Orleans, alla fine, trascinato da amici da una reception a un bar e poi a un concerto di jazz, ho finito per tornare in albergo troppo tardi. Comunque, per sdebitarmi riporto qui gli appunti delle mie impressioni sulla seconda giornata.
Il momento piu' interessante e' stata la sessione dedicata al quarto volume dell'ormai infinita opera di John P. Meier sul Gesu' storico, A Marginal Jew: Law and Love ("Un ebreo marginale: Legge e amore"). Il libro, molto atteso, e' uscito questa estate, ma devo confessare di non averlo ancora letto e quindi ho colto l'occasione di seguire questa sessione in cui quattro studiosi erano chiamati a dire la loro sul volume. In questo ultimo episodio della sua grande fatica, Meier analizza il rapporto fra Gesu' e la legge giudaica, per valutare quali fra le storie contenute nei Vangeli abbiano un fondamento storico. Come dice il titolo generale, Meier afferma che Gesu' puo' essere compreso solo come "ebreo" e quindi il Gesu' storico e' per forza un Gesu' halakico, vale a dire un "rabbi" del primo secolo che si impegnava, come molti altri, nello studio della Legge trasmessa da Mose' e nella sua interpretazione.
Non ho spazio qui per riferirvi tutte le relazioni, ma ne riassumo solo due che mi sembrano indicative. Lawrence Schiffman, famoso studioso della Legge a Qumran e negli scritti rabbinici, ha criticato Meier per aver sostenuto che il Gesu' storico, contro tutto il giudaismo del suo tempo, avrebbe vietato di prestare giuramento: secondo Schiffman, in realta', i rabbini insegnavano la stessa cosa quando dicevano di non giurare a vanvera.
In un altro capitolo del libro, Meier sostiene che Gesu' non avrebbe mai inteso eliminare l'osservanza del riposo del Sabato, ma che le polemiche sulle guarigioni compiute di Sabato, sparse un po' in tutti i Vangeli, sono solo creazioni del cristianesimo successivo a Gesu'. In realta', in nessun testo giudaico antico si trova un divieto di curare una persona di Sabato. Questa conclusione e' stata contestata da Lutz Doering, studioso tedesco e autore di un poderoso volume sull'osservanza del Sabato, che ha osservato come il divieto di lavorare sia sistematico e "debba" quindi coinvolgere anche atti di guarigione.
Personalmente ho molte riserve sul lavoro di Meier e sulle sue premesse, ma mi e' parso significativo vedere che il suo Gesu' storico (argomentato con tanta pazienza e fatica) sia apparso troppo poco ebreo a un ebreo (Schiffman) e troppo poco cristiano a un cristiano (Doering). Alla fine, aveva ragione il grande Schweitzer: il Gesu' storico rimarra' sempre un estraneo per le religioni istituzionali dei nostri giorni.

lunedì 31 agosto 2009

Gesu' ebreo e i suoi problemi

Alcuni giorni fa April DeConick, una studiosa della Rice University famosa particolarmente per le controversie sulla traduzione del Vangelo di Giuda, ha pubblicato sul suo blog un interessante post dedicato all'anti-semitismo nello studio della storia del cristianesimo antico (per il testo si veda qui).
Come ho scritto tempo fa, il fatto di aver riconosciuto l'ebraicita' di Gesu' e degli altri "fondatori" del cristianesimo e' stato uno dei risultati piu' positivi della ricerca storica degli ultimi decenni. Per la mia personale educazione (come, credo, anche per quella di molti altri ricercatori di formazione cristiana), si e' trattato di una vera e propria "rivoluzione copernicana", che mi ha molto aiutato nello sforzo di raggiungere un sapere critico e non ideologico. E' stato ed e' salutare riconoscere come secoli di oppressione cristiana nei confronti degli ebrei abbiano anche portato a deformare e ricostruire la storia e la teologia a vantaggio degli oppressori.
D'altra parte, DeConick mette il dito su un reale problema: le categorie storiche, come quella del Gesu' ebreo, sono tutte in fondo degli strumenti che possiamo usare o scartare a seconda della loro maggiore o minore utilita'. A chi e' utile oggi il Gesu' ebreo? Secondo DeConick, dire che in fondo i primi cristiani erano tutti ebrei serve a scagionare i cristiani dall'aver perseguitato gli ebrei, perche' alla fin fine si sarebbe trattato di un fatto tutto interno al giudaismo. Un po' come chi afferma che gli ebrei stessi sono responsabili dell'anti-semitismo perche' non sono "capaci" di uniformarsi.
Non sono del tutto d'accordo: penso che riconoscere l'ebraicita' di Gesu' sia a tutt'oggi uno shock piu' che salutare per i cristiani. In quasi ogni corso trovo sempre lo studente, che dopo aver letto per la prima volta il Vangelo di Marco per intero, alza la testa e dice stupefatto: "Ma Gesu' andava alla sinagoga! ma Gesu' rispettava la Legge! Ma Gesu' ... era ebreo!" Mi pare che questo serva da antidoto molto forte per combattere l'influenza dei passi del Nuovo Testamento che sono invece pieni (si pensi solo al Vangelo di Giovanni) di un anti-giudaismo che puo' facilmente generare il peggiore anti-semitismo.

giovedì 20 agosto 2009

Gesu' ebreo: mogli e arrabbiature

In un post recente ho menzionato una piccola questione filologica che si trova in Marco 1:41, quando, secondo alcuni manoscritti, Gesu' si adira contro un povero lebbroso che gli domanda la guarigione. Secondo molti studiosi questa variante potrebbe essere l'originale e potrebbe essere stata eliminata dal testo, perche' problematica in quanto attribuirebbe un sentimento di collera a Gesu'. Vorrei tornare un attimo sulla questione, perche' questo piccolo problema filologico ha suscitato fra i lettori alcune interessanti reazioni.
In effetti, uno dei problemi piu' grossi per chi pensa che l'arrabbiatura di Gesu' sia originale e' sempre stato quello di spiegare cosa ci faccia questo particolare nel testo di Marco. Uno studioso americano dell'inizio del secolo scorso, Kirsopp Lake, e' arrivato perfino a cambiare la punteggiatura del passo per far in modo che ad adirarsi non sia Gesu', ma il lebbroso che vuole a tutti i costi essere guarito dalla sua malattia. Un po' meno ingegnosamente di solito si dice che Gesu' se la prende non con il lebbroso, ma con la legge ebraica che allontanava dalla vita sociale, come impuri, coloro che erano affetti dalla lebbra. Si vede qui un bell'esempio di quell'anti-giudaismo (o forse anche anti-semitismo) che affiora spesso nei commentatori cristiani. Per fortuna, dopo la Seconda guerra mondiale, i cristiani sono stati costretti a prendere sul serio il fatto che Gesu' fosse un ebreo e non un cristiano. In questa prospettiva io penso che l'arrabbiatura si possa spiegare come una normale reazione di un pio ebreo che si vede inopinatamente accostare da un uomo portatore di una terribile impurita'. La cosa sembra confermata dal fatto che, pochi versetti dopo (44), Gesu' intima al lebbroso guarito di fare tutto quello che viene richiesto dalla legge mosaica.
In un commento ad un post precedente, Paolo obiettava che sarebbe difficile identificare Gesu' come ebreo perche' egli non si sarebbe mai sposato. In effetti, il matrimonio e' la norma fra gli ebrei del tempo (si tratta del primo comandamento dato da Dio all'umanita' nella Genesi), ma non mancano esempi di celibato, come nel caso ormai famoso dei componenti la comunita' di Qumran. Che Gesu' non fosse sposato e' uno dei pochi elementi sicuramente storici della vita del Nazareno, perche' non puo' dipendere dal giudaismo del suo tempo e non puo' essere stato creato dalla Chiesa successivamente, dal momento che tutti i discepoli, salvo poche eccezioni, risultano essere stati coniugati. Comunque, non mi sembra un elemento che possa mettere in crisi l'ormai stabilita ebraicita' di Gesu'.