giovedì 7 aprile 2011

Ulrich Luz e l'anti-giudaismo di Matteo


Nel suo splendido commento a Matteo, Ulrich Luz, gia' professore di Nuovo Testamento a Berna, affronta con estrema onesta' e coraggio il tema ostico del notevole anti-giudaismo presente in numerosi passi del Vangelo. Non si fanno sconti e l'analisi d Luz mette bene in chiaro quali siano state le responsabilita' degli interpreti di Matteo, ma anche come l'ostilita' nei confronti del giudaismo sia gia' cominciata al livello della composizione del Vangelo, tralignando rispetto al messaggio del Gesu' storico, fondamentalmente basato sull'amore.
Tuttavia, anche l'atteggiamento rigoroso di Luz puo' nascondere problemi. In particolare, vorrei dire due parole sulla sua ricostruzione della "storia" della comunita' che starebbe dietro al Vangelo. Secondo Luz, dietro la vicenda di Gesu' raccontata in Matteo, si potrebbe vedere "in trasparenza" la complicata odissea di una comunita' originariamente giudeo-cristiana e residente in Giudea, che fu poi costretta a muoversi in Siria e a cominciare un'attivita' missionaria rivolta ai Gentili. Scrivere le storie di queste comunita' che starebbero "dietro" ai libri del NT e' una delle passioni dei neotestamentaristi e l'ho gia' criticata altrove per motivi di ordine metodologico: pero', nel caso specifico, credo che questa ricostruzione crei delle ulteriori difficolta'.
Luz ritiene che il passaggio dalla prima alla seconda fase nella storia della comunita' coincida con un "trauma", l'allontanamento forzato dal giudaismo. Il Vangelo descriverebbe il "trauma" come una persecuzione. Si prenda, ad esempio, il passo di Mt 10:17-20, in cui, pero', come nota acutamente lo stesso Luz ci sono elementi che mal si adattano all'idea di una persecuzione da parte giudaica (i riferimenti all'essere condotti davanti a "re e governatori" o alla testimonianza resa davanti ai Gentili). Siccome, a parte episodici riferimenti tutti in fonti di parte cristiana, non abbiamo molte informazioni su queste persecuzioni giudaiche, viene da domandarsi se il tutto non sia una efficace costruzione retorica. Tenendo presente il modello offerto dalla vicenda del Gesu' matteano e il fatto che l'intero capitolo 10 e' focalizzato sull'incitare i lettori alla dedizione assoluta allo stile di vita e alla missione comunitaria, l'ipotesi non appare poi cosi' peregrina.
Ovviamente, dal punto di vista dell'anti-giudaismo, cambia molto se passiamo da uno scenario in cui l'ostilita' matteana puo' essere letta come reazione a una persecuzione a uno in cui gli Ebrei sono descritti come minacciosi soprattutto perche' e' facile far loro recitare la parte dei "cattivi" quando si deve scrivere il copione di una buona storia.

6 commenti:

domenico ha detto...

"a parte episodici riferimenti tutti in fonti di parte cristiana, non abbiamo molte informazioni su queste persecuzioni giudaiche".

Prof. Bazzana, mi viene da chiedere:
in quali altri fonti ci si potrebbe aspettare di trovare notizie su queste persecuzioni?
In quelle romane che certo non erano interessate a vicende locali di contrasti religiosi?
o in quelle ebraiche che neanche parlano dei cristiani?

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
non mi sembra che sia proprio questa la situazione (e, anzi, pure la mia affermazione nel post andrebbe leggermente corretta).
Giuseppe menziona l'uccisione di Giacomo, il fratello di Gesu', e Svetonio (parte pagana) parla dei famosi tafferugli romani. Sono piu' o meno le stesse fonti che hanno permesso di appurare, contro la tradizionale storiografia ecclesiastica, che anche le "persecuzioni" imperiali non erano altro che occasionali manifestazioni di violenza.

domenico ha detto...

Secondo lei prof. Bazzana come mai il gran sacerdote ha messo in piedi un processo formalmente illegale approfittando della vacanza del governatore pur di uccidere il fratello di Gesù?
E la comunità cristiana come può avere vissuto ed interpretato, pochi anni dopo la crocifissione di Gesù, l'uccisione di uno dei suoi capi (se non del capo) ad opera del gran sacerdote e con il supporto evidentemente del sinedrio e quindi di tutta l' aristocrazia giudaica?

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
onestamente non capisco il senso di queste domande.
Nel primo caso, penso che l'uccisione di Giacomo sia un caso molto chiaro di pogrom (Giuseppe da' altri esempi, come quello di Gesu' ben Anania): l'autorita' politica sceglie un obiettivo inoffensivo e socialmente marginale e lo fa ammazzare a furor di popolo per sviare l'attenzione pubblica da qualche problema politico congiunturale.
Come questo sia stato ricevuto, e' esattamente quanto cercavo di dire nel post: da questi episodi singoli e unici le comunita' creano una costruzione retorica in cui la paura viene ossessivamente gonfiata per motivi di coesione interna e la responsabilita' passa dalle autorita' a tutto il popolo giudaico.
Il problema nasce quando gli storici prendono questi elementi come "prove" di una persecuzione sistematica.
Saluti

Domy ha detto...

purtroppo la sua ultima risposta mi fa ritornare alla mia prima domanda e quindi chiuderei la discussione:
che questi siano "episodi singoli e unici" noi lo possiamo desumere solo dal fatto che le testimonianze sono poche.
Alle testimonianze cristiane non possiamo credere perchè di parte;
le fonti ebraiche non avevano alcun interesse a tramandare notizie di questo tipo; Giuseppe sarà stato interessato solo agli episodi più significativi; i Romani di quello che accadeva a Gerusalemme ad una piccola comunità neanche avranno avuto notizia.
A questo punto sarà stato di conforto per i seguaci di Gesù sapere che contro di loro non c'era una persecuzione ma qualche singolo episodio di violenza.
Saluti dott. Bazzana.

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
che fossero episodi singoli lo possiamo sapere anche perche' ne' i Romani ne' gli Ebrei avevano una legislazione che prevedeva la persecuzione sistematica dei cristiani (cosa che compare solo nel 250).
Questo e' il punto fondamentale e questa e' la ragione per cui ricavare storie di intere comunita' perseguitate dai racconti gonfiati retoricamente di Matteo e' una procedure pericolosa dal punto di vista metodologico.
Che poi questi episodi occasionali abbiano creato ansia e paura nelle comunita' mi sembra accettabile, se pero' si tiene presente anche che tali sentimenti di paura sono ancora una volta sostenuti retoricamente dagli stessi autori evangelici, che in piu' ci aggiungono anche una buona dose di odio nei confronti degli Ebrei.
Saluti