venerdì 21 gennaio 2011

Tradizioni e invenzioni




Alcuni giorni fa, sul blog di Sandro Magister, ho trovato questo intervento su questioni liturgiche tenuto dal vescovo Athanasius Schneider. Il particolare, minore ma, credo, significativo, si legge verso la fine quando Schneider si scaglia contro abusi come quello della "celebrazione del Sacrificio Eucaristico nella modalita' di un cerchio chiuso in cui sacerdote e popolo continuamente si guardano vicendevolmente in faccia". Questa pratica, sempre secondo il vescovo, andrebbe rigettata (per tornare al prete che da' le spalle ai fedeli), perche' "contraddice la pratica che Gesu' stesso e i Suoi Apostoli hanno osservato nella preghiera pubblica sia nel tempio sia nella sinagoga".
L'invenzione di tradizioni e' affare serio e basta leggersi un po' di Ireneo o di Tertulliano per capire che quei grandi avevano ben chiaro come l'operazione possa funzionare solo se fondata su motivazioni apodittiche e assolute (anche cosi', comunque, i rischi ci sono, come dimostra la vicenda personale di Tertulliano). Ora, i tempi sono un po' cambiati e certe strategie possono anche non funzionare piu' cosi' bene (in piu', nel caso specifico, Schneider ha il problema che quella che lui vorrebbe chimare "tradizione" indiscussa in realta' e' stata smentita dagli ultimi tre o quattro Papi, che della stessa dovrebbero essere i sommi custodi).

A questo punto, che fa Schneider? La butta sul piano storico, che dovrebbe venire in soccorso della teologia in difficolta'. Questa e' la pratica osservata da Gesu' stesso (e dagli apostoli)?
E' difficile capire come Schneider giunga a questa conclusione riguardo al tempio di Gerusalemme: comunque, pare che l'altare fosse la centro di un cortile e quindi non sarebbe peregrino immaginare che i partecipanti ai riti stessero in cerchio. Per fortuna, siamo messi meglio per quanto concerne le sinagoghe, per cui abbiamo numerose testimonianze archeologiche. Per esser breve, prendo solo due esempi. La prima foto di questo post e' uno scorcio della bellissima sinagoga affrescata di Dura Europos (III secolo): l'edificio ha una panca di pietra che corre lungo tutti e quattro i muri. E' lecito concludere che i fedeli stessero in cerchio. La seconda foto e' quella della sinagoga di Gamla (forse del I secolo avanti la nostra era), che e' probabilmente la sinagoga piu' antica scavata in Terra d'Israele fino ad oggi. Come si vede, la sala ha quattro gradoni che fungevano da panche e corrono lungo tutti i lati: la conclusione e' la medesima.
Non voglio affermare che questa fosse la struttura di tutte le sinagoghe al tempo di Gesu': basta sfogliare il voluminoso libro di Lee Levine, "The Ancient Synagogue", per vedere quanto fosse grande la varieta'. In piu' ci dovevano essere panche di legno o tappeti su cui la gente si sedeva o accovacciava e che non si sono conservati.
Il punto e' che una ricerca storica appena un po' seria non puo' che problematizzare l'incauta affermazione di Schneider. Sarebbe opportuno limitarsi a dire che la liturgia va fatta in un certo modo perche', per rivelazione, si sa che questa e' "l'unica, autentica pratica" e smetterla di torturare la storia per farla entrare nel letto di Procuste di quella che puo' essere solo teologia.

12 commenti:

McG ha detto...

Salve Professore,
Condivido appieno le sue parole, non fosse perché mi sembra chiaro che tutte le tradizioni sono invenzioni, nel senso che sono state, in un dato momento, inventate. Inoltre, è mia personale opinione, le tradizioni non sono poi così granitiche come ci si immagina dalla definizione delle stesse. In realtà esse cambiano, spesso sommando nel tempo piccolezze di cui neppure ci sia accorge, per giungere, all'odierno, a conclusioni (relative) del tutto inaspettate.
Mi lascia invece perplesso, ma probabilmente mi sfugge qualcosa, questa ricerca della forma a tutti i costi (con tanto di coinvolgimento della Storia e della Teologia) quando il fine della religione dovrebbe essere tutt'altro; siamo sicuri, in altre parole, che recitare la messa in latino, o con dando le spalle ai fedeli, favorisca la salvezza degli stessi?

domenico ha detto...

qualche utile informazione sulla direzione della preghiera nelle sinagoghe antiche: verso Gerusalemme e il Santo dei Santi.
La posizione dei banchi o delle gradinate non è significativa visto che le sinagoghe venivano usate per tanti scopi oltre alla preghiera.

http://books.google.it/books?id=HQyxvmYV-50C&pg=PA147&dq=ancient+synagogue+%22direction+of+prayer%22&hl=it&ei=a3A5TZGUDoHAswaj2LzzBg&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CC4Q6AEwAA#v=onepage&q=%22%20direction%20of%20prayer%20this%20question%22&f=false

Da sottolineare la traduzione del Sifrè Deuteronomio 49 di pag. 141.

D. Amit scrive: "..one central point costitutes the main focus for the complex of orbits encompassing it. On every occasion of prayer, one's direction should be toward the central point. The angle of direction is relative and depends upon where one is standing".

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
visto che ha sotto mano il libro (Ancient Synagogues. Historical and Archaeological Discoveries, eds. D.Urman - P.V.M.Flesher), le consiglio di andare alla pagine 17 e leggere le prime righe del contributo di Lester Grabbe: "It is when we move back to the time of the Second Temple that the standard assumptions about synagogues, as about so many things in Judaism, can no longer taken for granted. Unfortunately, the assumptions are so strong that questions of data and matters of historical evidence often seem to make little headway against the tide of tradition. [...] This results in the use of the flimsiest of evidence to support sweeping conclusions, not to mention standard reconstructions which go on paragraph after paragraph without reference to a piece of primary data".
Lei e' lettore attento e quindi si sara' accorto che l'articolo di David Amit, a cui lei fa riferimento, prende in esame sinagoghe del sud della Giudea, tutte datate fra il quarto e il sesto secolo. Mi va bene che questi reperti vengano interpretati usando i testi della Mishnah o di altre fonti midrashiche che, nel migliore dei casi, possono essere datati al terzo secolo.
Altra cosa, e assai scorretta dal punto di vista metodologico, e' proiettare queste informazioni tarde su reperti dell'epoca del Secondo Tempio. Lo stesso Levine (pp. 163-4 del libro citato nel post) riconosce che nessuna fonte coeva (ne' Filone, ne' Giuseppe e nemmeno il NT!) parla di preghiera nelle sinagoghe di quell'epoca. Si potrebbe legittimamente dubitare che si pregasse nelle sinagoghe: figuriamoci capire in quale direzione si stesse girati!
Come dicevo nel post, per fortuna, la storia e l'archeologia sono scienze serie e diverse dalla dogmatica.

domenico ha detto...

a Levine potrei ricordare:
"And now about prayer. When you pray, don't be like the hypocrites who love to pray publicly on street corners and in the synagogues where everyone can see them. I assure you, that is all the reward they will ever get." (Mat 6:5)
Il fatto che poi Filone chiamasse le sinagoghe egiziane "case della preghiera" avrà un suo motivo.


ritornando alla discussione del post cito:
"...these examples indicate that the seeds of the practice of facing Jerusalem in prayer predate the rabbinic period, reinforcing the early date and biblical roots of the halakhah prescribing praying in this direction."
(Uri Ehrlich, "The non verbal language of prayer: a new approach to Jewish liturgy", p. 77))

http://books.google.it/books?id=hRhgIEf1kmQC&printsec=frontcover&dq=%22The+non+verbal+language+of+prayer:+a+new+approach+to+Jewish+liturgy%22&hl=it&ei=DOo_TfU6wvayBrf2tOwE&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CCkQ6AEwAA#v=onepage&q&f=false

Giovanni Bazzana ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
non penso che la cosa vada ricordata a Levine (e nemmeno a me): Levine stesso conclude che le fonti di cui disponiamo inducono a ipotizzare con una certa sicurezza che nelle sinagoghe si pregasse oltre a fare altre cose (in questo senso la testimonianza di Filone, benche' ambigua, vale certo di piu' di quella di Matteo, che parla solo di preghiera individuale, non liturgica).
Devo ricordare che, una volta dimostrato questo, non si e' affatto provato in che direzione stessero voltati gli oranti. Purtroppo, so bene che per un certo modo di ragionare dogmatico, una volta che si e' dimostrato che pere e mele crescono sugli alberi, allora e' anche certo che pure le patate fanno lo stesso.
Tuttavia, lo stesso Ehrlich, da lei citato, mi sembra parli solo di "seeds", cosa su cui sono disponibilissimo ad essere d'accordo. Nella pratica liturgica, qualcuno avra' gia' fatto le cose che, dopo alcuni secoli, sarebbero state codificate nei testi rabbinici e qualcuno avra' fatto altro. Siccome abbiamo solo resti di sinagoghe con panche su tutti i lati, devo concludere che la seconda opzione sara' stata piu' diffusa.
Resta ben chiaro, credo, che, per passare da questi ragionamenti molto ipotetici a dirsi sicuri su cosa facessero Gesu' e gli apostoli e poi anche a prescrivere cosa dovrebbero fare i cristiani oggi, ci vuole un bel salto mortale (e anche un bel po' di faziosita').

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro McG,
mi scusi per il ritardo di questa risposta, ma vari imprevisti mi hanno costretto a stare lontano dal blog.
Onestamente, io non ho tanta ostilita' per la forma in se' (la stessa distinzione concettuale fra forma e sostanza mi pare capziosa e priva di fondamento).
Penso che ci siano altri motivi per cui la questione della liturgia pare tanto importante oggi ai cattolici (o, almeno, ad alcuni cattolici), con le conseguenze negative che lei giustamente lamenta.
Per alcuni. posti di fronte alla crisi attuale della chiesa cattolica, la fantasia della "tradizione" offre un rifugio psicologico in un passato in cui tutto "andava bene" perche' le cose erano fatte nel "modo giusto".
Questa e' la spiegazione caritatevole: purtroppo, temo che ce ne sia anche un'altra. E' chiaro che il controllo degli atti irriflessi e ripetuti, come sono molti degli atti liturgici, costituisce una forma di potere assai potente ed efficace. Non c'e' da farsi illusioni: altre istituzioni del nostro mondo secolare esercitano questo potere in modo molto piu' potente di quanto non riesca ormai a fare piu' la chiesa. Ma mi sembra anche alcuni non abbiano perso la speranza.
Buon compleanno (anche se in ritardo)

domenico ha detto...

sarei molto curioso di sapere come Levine dopo aver scritto "che nessuna fonte coeva (ne' Filone, ne' Giuseppe e nemmeno il NT!) parla di preghiera nelle sinagoghe di quell'epoca" poi però concluda dicendo che "le fonti di cui disponiamo inducono a ipotizzare con una certa sicurezza che nelle sinagoghe si pregasse"..

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
il tuo dubbio e' presto risolto, se si guarda alle fonti senza la pretesa di trovarci una verita' prestabilita.
Come dicevo, nessun autore del periodo del Secondo Tempio parla di preghiera liturgica nelle sinagoghe (per esempio, dato il nostro tema, e' interessante il caso di Luca che pone sempre i suoi personaggi a pregare nel Tempio, ma mai nelle sinagoghe, che pure descrive).
Invece, come faceva notare lei, Filone chiama il luogo di riunione della comunita' ebraica "proseuche" (e questo si trova anche in testimonianze epigrafiche o papirologiche), ma senza mai dire che dentro l'edificio si pregasse. Qualcuno (ad esempio, il prof. Ezra Fleischer della universita' di Gerusalemme) sostiene che il nome non corrisponda alla funzione, ma venga usato per dare una patina di santita' alle sinagoghe della Diaspora agli occhi dei Gentili.
Personalmente, sono d'accordo con Levine nel ritenere questa spiegazione improbabile e nel concludere "con una certa sicurezza" che il nome rispecchiasse la funzione.
Spero che questo sia sufficientemente chiaro.

domenico ha detto...

Levine scrive a pag. 164:
"the Judean examples all focused on the center of the hall and had benches along four walls. This is significant, as it was the physical orientation of the devotee, i.e. facing Jerusalem, that was associated with prayer early on and with all prayer halls in Late Antiquity."

Mi sembra che Levine distingua tra una orientazione della preghiera che era stabilita "early on" dalla sua concretizzazione nell'architettura di tutte le sinagoghe che avvenne più tardi.

E' vero tra l'altro come dice Levine che le sinagoghe più antiche hanno orientazioni differenti ma guarda caso la sinagoga più antica che tutti riconoscono come tale, quella di Gamala (sulle altre si discute), è orientata su Gerusalemme.

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Domenico,
infatti, e avra' notato che la nota posta a conclusione della frase da lei citata rimanda al capitolo 9 del medesimo libro, dove la questione dell'orientamento architettonico delle sinagoghe viene discussa in rapporto all'orientamento della preghiera.
In particolare, sono interessanti le conclusioni che Levine tira a pagina 330: "It is probably not coincidental that the costume of orienting the synagogue hall toward Jerusalem became normative at about the same time that prayer was becoming a more dominant component in Jewish communal worship and the synagogue was assuming a more expanded and clearly defined religious character. Archaeologically, we first encounter this phenomenon in the later third century; in literary sources, this development already appears in tannaitic literature", che, aggiungo io, vuol dire all'inizio del terzo secolo (questo e' il senso di "early on").
Comunque, mi pare il caso di chiudere qui la discussione: i nostri rispettivi punti di vista sono chiari e i lettori interessati possono farsi un'idea oppure (cosa anche migliore) andare a vedersi da soli i riferimenti citati.

domenico ha detto...

sono d'accordo;
vorrei dire ai lettori interessati che non hanno il libro di Levine che possono trovarne un'ampia anteprima su amazon.com (basta fare il login): così magari vedono anche quale testo è citato a proposito di "early on".