lunedì 31 agosto 2009

Gesu' ebreo e i suoi problemi

Alcuni giorni fa April DeConick, una studiosa della Rice University famosa particolarmente per le controversie sulla traduzione del Vangelo di Giuda, ha pubblicato sul suo blog un interessante post dedicato all'anti-semitismo nello studio della storia del cristianesimo antico (per il testo si veda qui).
Come ho scritto tempo fa, il fatto di aver riconosciuto l'ebraicita' di Gesu' e degli altri "fondatori" del cristianesimo e' stato uno dei risultati piu' positivi della ricerca storica degli ultimi decenni. Per la mia personale educazione (come, credo, anche per quella di molti altri ricercatori di formazione cristiana), si e' trattato di una vera e propria "rivoluzione copernicana", che mi ha molto aiutato nello sforzo di raggiungere un sapere critico e non ideologico. E' stato ed e' salutare riconoscere come secoli di oppressione cristiana nei confronti degli ebrei abbiano anche portato a deformare e ricostruire la storia e la teologia a vantaggio degli oppressori.
D'altra parte, DeConick mette il dito su un reale problema: le categorie storiche, come quella del Gesu' ebreo, sono tutte in fondo degli strumenti che possiamo usare o scartare a seconda della loro maggiore o minore utilita'. A chi e' utile oggi il Gesu' ebreo? Secondo DeConick, dire che in fondo i primi cristiani erano tutti ebrei serve a scagionare i cristiani dall'aver perseguitato gli ebrei, perche' alla fin fine si sarebbe trattato di un fatto tutto interno al giudaismo. Un po' come chi afferma che gli ebrei stessi sono responsabili dell'anti-semitismo perche' non sono "capaci" di uniformarsi.
Non sono del tutto d'accordo: penso che riconoscere l'ebraicita' di Gesu' sia a tutt'oggi uno shock piu' che salutare per i cristiani. In quasi ogni corso trovo sempre lo studente, che dopo aver letto per la prima volta il Vangelo di Marco per intero, alza la testa e dice stupefatto: "Ma Gesu' andava alla sinagoga! ma Gesu' rispettava la Legge! Ma Gesu' ... era ebreo!" Mi pare che questo serva da antidoto molto forte per combattere l'influenza dei passi del Nuovo Testamento che sono invece pieni (si pensi solo al Vangelo di Giovanni) di un anti-giudaismo che puo' facilmente generare il peggiore anti-semitismo.

sabato 29 agosto 2009

Come si puo' spiegare il 666

Tanto per farci una risata e per dimostrare quanto le speculazioni sul numero 666 siano ancora vivaci, date un'occhiata a questo video (in inglese): si tratta di un predicatore di una chiesa fondamentalista battista americana. Vi riassumo il discorso, cosi', anche senza vedere il video, potete avere un'idea dell'argomento.
Il nostro predicatore comincia facendo contare ai fedeli presenti il numero dei versetti presenti nel Vangelo di Marco: il numero totale e' 678. Il predicatore poi presenta una traduzione americana molto diffusa, la NIV (New International Version, una versione degli evengelici, conservatori, ma non estremisti) e fa notare che al capitolo 16 di Marco si trova una nota che dice che i versetti 9-20 "non sono presenti nei manoscritti piu' antichi e nei piu' autorevoli testimoni del testo biblico" (vi dico solo che questo e' un fatto accettato da tutti gli studiosi: i versetti 16:9-20 sono stati aggiunti piu' tardi e non c'erano nel Vangelo di Marco originale). Ovviamente il nostro pastore accetta solo la versione di re Giacomo, la piu' antica versione inglese, fatta preparare dal re d'Inghilterra Giacomo I nel 1611: per alcuni evangelici americani estremamente fondamentalisti questa e' l'unica versione accettabile (la stessa cosa che facevano i cattolici ostinandosi a leggere solo la versione latina di Gerolamo fino agli anni '60 del secolo scorso). E' facile immaginare quale fosse la conoscenza dei manoscritti antichi nel '600 e infatti la Bibbia di re Giacomo non dice nulla sulla conclusione del Vangelo di Marco e accetta i versetti 9-20: come fa il nostro predicatore a dimostrare che la NIV sbaglia? Vedete bene che, se si tolgono i 12 versetti finali, Marco rimane con 666 versetti in tutto! Questo e' il segno chiaro che tutte le Bibbie filologicamente corrette sono demoniache, perche' portano su di loro il segno della bestia.
Non penso che ci siano parole da aggiungere per commentare questo ragionamento: non rimane che farsi una risata. 

venerdì 28 agosto 2009

Cosa scrive Gesu' nella sabbia?

Quando ho menzionato la famosa pericope dell'adultera, una lettrice in un commento ha fatto riferimento a quello che Gesu' avrebbe scritto nella sabbia (in Giovanni 8, versetti 6 e 8). Visto che oggi e' stata una giornata piuttosto noiosa, piena di meetings in cui mi e' stata propinata tutta l'organizzazione della scuola condensata in poche ore, vorrei divertirmi un po' con questo vecchio problema esegetico: che cosa scrive Gesu' sulla sabbia mentre gli Ebrei vogliono lapidare l'adultera?
Il Vangelo di Giovanni non dice niente in proposito e, come accade sempre in questi casi, gli interpreti si sono sbizzarriti nel proporre spiegazioni piu' o meno ardite. La nostra lettrice suggeriva che Gesu' avrebbe scritto per terra i peccati dei presenti. Questa e' una delle interpretazioni piu' curiose ed il primo a proporla e' stato Gerolamo in un suo trattato contro i pelagiani. Secondo il Padre della chiesa, Gesu' avrebbe scritto non solo i peccati di coloro che si trovavano li', ma quelli di tutti i mortali. Non si sa bene dove Gerolamo abbia preso questa idea, ma non e' improbabile che se la sia inventata lui stesso, per combattere i pelagiani che ritenevano che fosse possibile liberarsi dal peccato colle forze umane. Gesu' invece nella storia dell'adultera dimostrerebbe che nessuno e' senza peccato. Da qui nasce la famosa battuta secondo la quale Gesu' avrebbe chiesto a sua madre di andarsene prima di dire la frase: "Chi e' senza peccato scagli la prima pietra". Ricordate che la barzelletta funziona solo se la raccontate a dei cattolici.
In altra interpretazione e' quella che si richiama a un celebre episodio del Libro di Daniele (capitolo 5) in cui una misteriosa mano compare durante un banchetto del re Baldassar e scrive sulla parete un enigmatico giudizio di condanna. Gesu' avrebbe fatto lo stesso, scrivendo un giudizio divino contro gli accusatori e non contro l'accusata. 
Esaminate molte possibilita', mi pare di essere d'accordo con quello che dice sulla questione Raymond Brown, un grande esperto del Vangelo di Giovanni: "E' difficile liberarsi dalla sensazione che, se il contenuto dello scritto fosse stato qualcosa d'importante, l'autore ce lo avrebbe detto". 

mercoledì 26 agosto 2009

E' possibile sapere qualcosa sul Gesu' storico?

Nell'ultimo "Bible and Interpretation", Mark Goodacre, della Duke University, scrive un interessante saggio sulla possibilita' di giungere a sapere qualcosa di sicuro sul personaggio storico Gesu' di Nazaret (se leggete l'inglese, il testo, breve ed efficace, si trova qui). Goodacre ricorda i 125 anni dalla nascita di Rudolf Bultmann, probabilmente il piu' importante studioso del Nuovo Testamento del Novecento: Bultmann riteneva che non ci fosse "quasi" nulla di storicamente accertabile su Gesu'. In effetti, per Bultmann la cosa non era molto importante, perche', da buon ortodosso luterano, per lui l'unica cosa essenziale era la resurrezione: il mio maestro, Cacitti, ama sempre ricordare che, in conseguenza di questo ragionamento, quando Bultmann scrisse una storia del cristianesimo antico, mise il Gesu' storico fra le premesse!
Giudiziosamente, Goodacre ci dice che la conoscenza del Gesu' della storia e' "quasi" impossibile perche' il numero e la qualita' delle fonti a nostra disposizione e' insufficiente a garantire una conoscenza affidabile al di la' di pochi elementi che sono invece quasi sicuri (ad esempio, che Gesu' ha avuto dei discepoli, che e' stato crocifisso dai Romani e cosi' via). Secondo Goodacre, questa e' una situazione che la ricerca su Gesu' condivide con il resto della storia antica: le fonti che sono sopravvissute sono troppo poche e troppo frammentarie per poter soddisfare tutte le nostre domande.
Non c'e' dubbio che Goodacre abbia ragione, ma io penso che ci sia anche un'altra ragione per smettere (per almeno 25 anni, come dico sempre agli studenti) di scrivere libri e articoli sul Gesu' della storia. La ricerca sul Gesu' storico e' iniziata nell'Europa dell'Ottocento ed e' stata sempre accompagnata da concezioni filosofiche che potremmo riassumere usando il termine "individualismo".  Si pensava che fosse importante sapere qualcosa sull'uomo Gesu', perche' si riteneva che un "uomo", maschio e bianco, poteva aver cambiato da solo il corso della storia. In realta', oggi sappiamo bene che questo non e' possibile: che, se mai, la storia e' stata cambiata dalle migliaia di uomini e donne che hanno creduto, senza dimenticare le grandi forze storiche e sociali dei secoli successivi alla nascita di Gesu'. Per non continuare a mantenere il pregiudizio individualista, sarebbe meglio cominciare a guardare al quadro generale, lasciando perdere per un po' l'uomo Gesu'. 

martedì 25 agosto 2009

Anticristo IV

Penso di chiudere oggi la mia piccola serie dedicata all'Anticristo, a meno che dei lettori non presentino nuove richieste di approfondimento e mi inducano a riprendere in mano la questione. Mi pare giusto concludere parlando un po' della "fortuna" dell'Anticristo anche al di fuori dell'Apocalisse di Giovanni, visto che questa figura pressoche' mitica e' diventata quasi un elemento obbligato in tutti i secoli della lunga storia del cristianesimo. Non posso, per evidenti ragioni di spazio, parlare qui di tutta questa lunga evoluzione, ma vorrei almeno dire come la bestia dell'Apocalisse ha preso il nome di Anticristo e anche altre caratteristiche che non si trovano nel libro di Giovanni.
Ho gia' detto altrove che il nome "Anticristo" non compare nell'Apocalisse, ma solo nelle lettere di Giovanni (probabilmente non la stessa persona che ha scritto l'Apocalisse) per indicare dei maestri cristiani rivali, che l'autore considera eretici e quindi "oppositori di Cristo". Non c'e' quindi nessun significato escatologico legato al termine "Anticristo": il primo autore che usa questo vocabolo riferendolo alla bestia e' Ireneo di Lione, che commenta lungamente i capitoli 13 e 17 dell'Apocalisse alla fine del secondo secolo. Ireneo compie anche un'altra operazione molto importante, perche' associa alla bestia e all'Anticristo una figura che compare nel capitolo 2 della Seconda lettera ai Tessalonicesi. Questo e' uno scritto attribuito a Paolo, ma quasi certamente non dovuto alla sua mano, bensi' a quella di un cristiano dell'inizio del secondo secolo. Nel capitolo 2, l'autore parla di un non meglio precisato "uomo dell'iniquita'" o "figlio della perdizione" che pretenderebbe di essere adorato come Dio: egli e' l'ultimo avversario che Gesu' deve sconfiggere prima di iniziare il suo regno. Molte delle caratteristiche sono simili a quelle della bestia di Apocalisse (infatti, tutte sono prese da libri dell'Antico Testamento e in particolare da Daniele): sfruttando queste somiglianze Ireneo ha creato l'Anticristo come miscuglio di Apocalisse e 2 Tessalonicesi. La stessa linea e' poi stata seguita da quasi tutti i commentatori cristiani successivi.

lunedì 24 agosto 2009

Le mogli nella lettera agli Efesini

Oggi sono stato a messa e mi e' capitato di ascoltare la predica di un prete molto coraggioso: correndo un grande rischio, il celebrante ha deciso di dedicare l'intera omelia al commento del capitolo 5 di Efesini, un testo famigerato perche' invita le mogli a essere sottomesse ai mariti. Di seguito presentero' alcune riflessioni critiche, ma vorrei dire che il prete e' stato assai onesto e ha mostrato grande preparazione: per esempio, ha costantemente parlato dello "autore della lettera agli Efesini" senza mai dire "Paolo" per riconoscere implicitamente il fatto che ormai la maggioranza degli studiosi non pensa che la lettera sia stata veramente scritta da Paolo.
Il predicatore voleva tenere una via di mezzo fra quelli che ritengono che il passo di Efesini debba essere accettato letteralmente e quelle femministe che dicono che il testo dovrebbe essere totalmente rifiutato perche' sarebbe espressione della piu' pura misoginia. Per trovare questa via di mezzo ovviamente bisogna mostrare che il passo di Efesini in realta' non dice quello che sembra dire, non insegna (come sembra chiaro quando lo si legge) che le mogli devono essere sottomesse ai mariti, ma che i cristiani devono tutti vivere in una "sottomissione reciproca", come ha spiegato Gesu' Cristo e come si legge in tutta la Bibbia. Si deve quindi fare un esercizio di arrampicamento sui vetri che e' davvero notevole. Un esempio: il v. 23 e' tradotto in italiano dalla CEI "il marito infatti e' capo della moglie". Qui il nostro predicatore deve spiegare che la parola tradotta come "capo" e' in greco kephale', che non vuole mai dire "capo nel senso di comandante", ma solo "capo nel senso di testa, punto d'inizio, origine". La cosa non e' molto vera (ma non ho spazio per citare degli esempi), ma soprattutto ci si domanda come mai si continui a tradurre "capo" (ancora nella versione del 2008!).
Mi chiedo se non sarebbe meglio dire che un passo come quello di Efesini 5 non e' ispirato, perche' presenta una concezione della vita famigliare che non ha nulla di cristiano, ma e' totalmente copiata da quelle che si possono leggere presso gli autori greco-romani, a cominciare da Aristotele. In fondo, se ci si ostina a voler dimostrare che tutti i versetti della Bibbia non possono sbagliare, non si e' molto diversi da quegli evangelici che non possono ancor oggi accettare che la terra gira attorno al sole, perche' il libro di Giosue' dice il contrario. 

domenica 23 agosto 2009

Caligola come Anticristo

Alcuni giorni fa un lettore, Paolo, ha richiesto alcune informazioni piu' dettagliate sul papiro P115 (POxy 4499) e sulla possibile identificazione della bestia di Apocalisse 13 non con Nerone, ma con l'imperatore Caligola. Scrivero' quindi brevemente sull'argomento senza entrare troppo nel tecnico, se possibile.
Come si fa a dire che la variante 616 (per il numero della bestia), che si legge in P115, e' piu' originale di quella 666? Una risposta semplice (ma in un certo senso efficace) sarebbe dire che e' piu' plausibile pensare che gli scribi abbiano cambiato 616 in 666 che non il contrario: non c'e' dubbio che 666 faccia molto piu' effetto. Ma ci sono anche delle motivazioni piu' solide. Anzitutto, va detto che l'Apocalisse e' il libro del Nuovo Testamento per il quale possediamo meno manoscritti. Cio' e' dovuto essenzialmente a due cause, una tecnica e una teologica. Dal punto di vista tecnico, Apocalisse ha sempre occupato l'ultimo posto nella raccolta e di conseguenza, per via del naturale deterioramento dei manoscritti che colpisce molto piu' le prime e ultime pagine, il nostro testo e' andato sovente perso. In secondo luogo, l'Apocalisse di Giovanni, per sua natura, e' un testo assai sovversivo: non per niente lungo tutta la storia del cristianesimo ha ispirato visionari e pazzi che hanno cercato di rovesciare piu' o meno violentemente i poteri ecclesiastici e non. Per questo motivo, il libro ha faticato non poco a entrare nel canone del Nuovo Testamento e infatti sappiamo che fino al quarto secolo e soprattutto in Oriente molti autorevoli Padri della Chiesa lo consideravano non ispirato. Il fatto che ci siano pochi manoscritti ha aiutato gli studiosi a definire con precisione quali siano i migliori: essi sono il codice Alessandrino (A) e il cosiddetto codice di Efrem "rescritto" (C). Fra questi due, C, unico fra tutti i manoscritti dell'Apocalisse, gia' aveva 616 ancor prima che P115 fosse scoperto. Da quando abbiamo il papiro, quindi, e' molto facile pensare che, se due su tre fra quelli che fanno testo dicono 616, 616 molto probabilmente e' la versione giusta.
Come viene fuori Caligola da 616? Si tratta sempre di un gioco numerologico, ma questa volta e' anche piu' semplice, perche' basta prendere il nome dell'imperatore in greco e addizionare (Gaios Kaisar: gamma=3 + alfa=1 + iota=10 + omicron=70 + sigma=200 + kappa=20 + alfa=1 + iota=10 + sigma=200 + alfa=1 + rho=100). L'ipotesi e' stata presentata per la prima volta dall'inglese Birdsall nel 2002 e si adatta anche bene, perche' Caligola non ha di certo perseguitato i cristiani, ma e' noto per essersi scontrato duramente con gli Ebrei quando, poco prima di morire, cerco' di far mettere una propria statua nel tempio di Gerusalemme.  

sabato 22 agosto 2009

Gerd Ludemann e la resurrezione di Cristo

Oggi, girellando sul web, ho trovato il rimando a un'intervista molto interessante a Gerd Ludemann, uno dei piu' scandalosi studiosi del Nuovo Testamento (se leggete il tedesco, potete vedere il pezzo qui). Si tratta di una conversazione sulla figura di Gesu', moderata da un giornalista, fra Ludemann e Jurgen Spiess, uno storico dell'antichita' dell'universita' di Marburgo.
Ludemann e' molto famoso (nel nostro ambiente) per la sua vicenda del tutto particolare. E' stato un brillantissimo giovane studioso fino ad arrivare ad ottenere la cattedra di Nuovo Testamento nella facolta' di teologia evangelica di Gottingen, una delle piu' prestigiose dell'intera Germania e quindi del mondo. Nel 1998, dopo aver scritto un libro sulla resurrezione di Gesu' in cui negava che questa si fosse mai verificata, Ludemann ha annunciato di essere divenuto ateo. Scandalo! Bisogna tenere conto del fatto che i professori di teologia in Germania sono dipendenti dello stato (quindi non possono essere licenziati per opinioni personali), ma sono scelti dalle chiese (in questo caso quella luterana) e quindi non e' possibile che siano atei. La Facolta' di teologia ha risolto il problema trasferendo Ludemann dalla cattedra di Nuovo Testamento a quella di "Storia e letteratura del cristianesimo antico": in piu', per presevare le menti dei futuri pastori, si e' stabilito che i corsi di Ludemann non dessero piu' crediti agli studenti e cosi' da dieci anni il nostro eroe insegna dei corsi a cui non va nessuno. Nel frattempo Ludemann si e' pero' intestardito in una lunga causa in tribunale per cercare di riavere la sua cattedra: pochi mesi fa la corte suprema tedesca gli ha dato definitivamente torto stabilendo che le chiese tedesche possono continuare a mettere in cattedra chi vogliono usando i soldi pubblici (quindi anche degli atei). E' confortante vedere che la Gelmini non e' sola nella sua battaglia...
Nell'intervista, che di certo meriterebbe un'analisi piu' approfondita, Ludemann torna su molti dei suoi cavalli di battaglia e da' anche alcune risposte bellissime. Ad esempio, alla domanda se Gesu' sia veramente vissuto, replica: "Gesu' e' vissuto cosi' come e' vissuto Goethe - egli e' vissuto nella fantasia e nei pensieri degli esseri umani". Sulla resurrezione, Ludemann ripete che si e' trattato di una "visione" avuta dai suoi seguaci e racconta un episodio personale: "Quando mio padre e' morto, una notte anch'io ho avuto una visione di lui - un'esperienza estatica, generata dal desiderio che lui non fosse morto". 

venerdì 21 agosto 2009

Berlusconi e la pericope dell'adultera

Mi e' capitato oggi di leggere un'intervista ad un'avvenente ragazza di cui non ricordo il nome con precisione, ma che era definita, nell'articolo, la "Angelina Jolie di Bari"(!). Questa giovane avrebbe ammesso di avere avuto relazioni intime con Silvio Berlusconi e, per giustificarlo, avrebbe citato la famosa frase evangelica "Chi non ha peccato scagli la prima pietra!". Questa citazione mi ha spinto a fare alcune riflessioni che vorrei condividere.
Anzitutto, il testo si trova nel Vangelo di Giovanni (8:7) e fa parte di una pericope (vale a dire, un episodio) molto famoso per diversi motivi: si tratta della "pericope dell'adultera" (Gv 7:53-8:11), nella quale si racconta di come Gesu' salvi una donna che correva il rischio di essere lapidata perche' colta in flagrante adulterio. Questo testo si legge in tutte le edizioni critiche e in tutte le traduzioni del Nuovo Testamento, ma molto probabilmente non e' originale perche' manca nei due piu' importanti codici antichi (il Sinaitico e il Vaticano) e nei piu' antichi papiri. Per questo motivo, le edizioni critiche lo pubblicano (siamo tanto abituati a leggerlo), ma di solito lo mettono fra due parentesi quadre per dire che non dovrebbe in realta' esserci.
Chi ritiene che invece il testo sia originale, tuttavia, porta un forte argomento, simile a quello della lectio difficilior di cui ho parlato altrove. In effetti, la storia dell'adultera presenta un problema teologico gravissimo: se leggete attentamente il testo, vedrete che Gesu' perdona la donna, senza che questa si sia mai pentita del proprio peccato. Questa difficolta' avrebbe fatto si' che la pericope sia "sparita" dalla maggior parte dei manoscritti. In tal senso, potremmo dire che la ragazza di Bari ha usato una citazione che calza a pennello con la situazione di Berlusconi.
Ovviamente c'e' dell'altro: nella pericope dell'adultera compare uno dei Gesu' piu' dichiaratamente "femministi". Egli interviene a salvare a donna, che, in posizione di debolezza nella societa' del tempo, sta per subire la cruenta vendetta dei maschi dominanti: uno dei particolari piu' interessanti del racconto e' infatti che, benche' la donna sia stata colta in flagrante, non c'e' nessuna traccia di un uomo che venga punito insieme a lei. Guardando all'applicazione della storia a Berlusconi si vede bene che anche questo ha fatto la stessa fine di molti altri testi evangelici sul perdono e la remissione dei peccati: ormai questi racconti non servono piu' a proteggere i deboli, ma sono utilizzati per giustificare tutti i peccati e le malefatte di quelli che il potere lo tengono saldamente in pugno. 

giovedì 20 agosto 2009

Gesu' ebreo: mogli e arrabbiature

In un post recente ho menzionato una piccola questione filologica che si trova in Marco 1:41, quando, secondo alcuni manoscritti, Gesu' si adira contro un povero lebbroso che gli domanda la guarigione. Secondo molti studiosi questa variante potrebbe essere l'originale e potrebbe essere stata eliminata dal testo, perche' problematica in quanto attribuirebbe un sentimento di collera a Gesu'. Vorrei tornare un attimo sulla questione, perche' questo piccolo problema filologico ha suscitato fra i lettori alcune interessanti reazioni.
In effetti, uno dei problemi piu' grossi per chi pensa che l'arrabbiatura di Gesu' sia originale e' sempre stato quello di spiegare cosa ci faccia questo particolare nel testo di Marco. Uno studioso americano dell'inizio del secolo scorso, Kirsopp Lake, e' arrivato perfino a cambiare la punteggiatura del passo per far in modo che ad adirarsi non sia Gesu', ma il lebbroso che vuole a tutti i costi essere guarito dalla sua malattia. Un po' meno ingegnosamente di solito si dice che Gesu' se la prende non con il lebbroso, ma con la legge ebraica che allontanava dalla vita sociale, come impuri, coloro che erano affetti dalla lebbra. Si vede qui un bell'esempio di quell'anti-giudaismo (o forse anche anti-semitismo) che affiora spesso nei commentatori cristiani. Per fortuna, dopo la Seconda guerra mondiale, i cristiani sono stati costretti a prendere sul serio il fatto che Gesu' fosse un ebreo e non un cristiano. In questa prospettiva io penso che l'arrabbiatura si possa spiegare come una normale reazione di un pio ebreo che si vede inopinatamente accostare da un uomo portatore di una terribile impurita'. La cosa sembra confermata dal fatto che, pochi versetti dopo (44), Gesu' intima al lebbroso guarito di fare tutto quello che viene richiesto dalla legge mosaica.
In un commento ad un post precedente, Paolo obiettava che sarebbe difficile identificare Gesu' come ebreo perche' egli non si sarebbe mai sposato. In effetti, il matrimonio e' la norma fra gli ebrei del tempo (si tratta del primo comandamento dato da Dio all'umanita' nella Genesi), ma non mancano esempi di celibato, come nel caso ormai famoso dei componenti la comunita' di Qumran. Che Gesu' non fosse sposato e' uno dei pochi elementi sicuramente storici della vita del Nazareno, perche' non puo' dipendere dal giudaismo del suo tempo e non puo' essere stato creato dalla Chiesa successivamente, dal momento che tutti i discepoli, salvo poche eccezioni, risultano essere stati coniugati. Comunque, non mi sembra un elemento che possa mettere in crisi l'ormai stabilita ebraicita' di Gesu'. 

mercoledì 19 agosto 2009

Ancora una volta il numero della bestia e le datazioni

Con piacere mi sono accorto che l'ultimo post, dedicato al significato del numero 666, ha suscitato, come peraltro fa da secoli, una buona discussione. Mi sembra giusto aggiungere qualche commento per chiarire alcuni dei punti dibattuti.
Anzitutto, una riflessione sulla datazione dell'Apocalisse: premetto che io non sono un fanatico delle datazioni dei libri biblici, perche' si tratta di un affare molto problematico e che difficilmente raggiunge risultati accettabili. Per quanto riguarda l'autore del testo, egli e' uno dei pochi scrittori del Nuovo Testamento che dice il proprio nome (proprio all'inizio dell'opera). Ovviamente, questo non aiuta molto perche' egli poi non aggiunge altri dati biografici: la tradizione che lo identifica con Giovanni, l'evangelista e discepolo di Gesu', ha poco valore perche' appare solo molto tardi. Per quanto riguarda Babilonia, non mi pare che nessuno prenda questo nome cosi' com'e', soprattutto perche' la citta' di Babilonia in Mesopotamia, al tempo in cui viene presumibilmente scritta l'Apocalisse (diciamo i primi due secoli dopo Cristo), non ha piu' alcun ruolo storico o politico. Siccome, pero', Babilonia compare spesso nell'Antico Testamento come nemica di Israele, e' comprensibile che quel nome sia usato, come una sorta di codice, per riferirsi alla vera nemica dei cristiani, vale a dire Roma (si tenga presente anche che la grande prostituta del capitolo 17 e' si' chiamata "Babilonia la grande", ma si dice esplicitamente che questo e' un "nome misterioso" al v. 5).
Veniamo dunque all'identificazione della bestia: di certo, Nerone non e' l'unico candidato possibile. Diocleziano, che regna alla fine del terzo secolo, e' da escludere, perche' l'Apocalisse e' stata di certo scritta prima della fine del secondo secolo, quando viene citata da Ireneo di Lione. Un certo numero di studiosi sostiene che un candidato buono potrebbe essere Domiziano, che regna alcuni anni dopo Nerone: personalmente, ritengo che l'ipotesi neroniana sia piu' convincente ed elegante perche' per collegare Domiziano con il 666 si deve ricorrere a complicazioni molto piu' astruse di quella di cui ho parlato nell'ultimo post. Si tratta di una ipotesi storica e quindi per forza non sicura al 100%: la sua virtu' e' che si tratta di un'ipotesi verificabile con metodi razionali, a differenza di altre spiegazioni che dipendono da rivelazioni profetiche o mistiche, come nel caso dell'identificazione dell'Anticristo con il papa o con Obama. Adesso vi lascio, perche' questo post sta assumendo proporzioni ciclopiche, ma presto scrivero' ancora sull'argomento per soddisfare le curiosita' relative al numero alternativo 616 ed all'identificazione con Caligola.  

martedì 18 agosto 2009

Anticristo III

Certamente la caratteristica piu' famosa e discussa della bestia e' il suo nome in codice, che ha suscitato (e continua a suscitare) ipotesi interpretative e spiegazioni mistiche. Il versetto 13:18 dell'Apocalisse dice infatti: "Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra e' seicentosessantasei".
L'autore dell'Apocalisse in effetti vuole rivelare ai lettori l'identita' della bestia, ma lo fa usando un simbolismo molto diffuso nell'antichita', quello della "numerologia". Giochi di questo genere sono pero' possibili solo in quelle lingue in cui, come il greco o l'ebraico, si usano gli stessi segni per indicare le lettere e le cifre. Cosi', per esempio, il greco assegna un valore numerico alle lettere, partendo dall inizio dell'alfabeto: alfa e' uno, beta due, gamma tre, delta quattro e cosi' via fino alla decima lettera (iota); le lettere seguenti (a cominciare da kappa = 20) rappresentano le decine e cosi' si continua. La conseguenza numerologica e' che tutte le parole hanno un valore numerico, quando si sommano i valori delle lettere che le compongono. In pratica, l'Apocalisse ci dice che la bestia e' un uomo che ha un nome il cui valore matematico e' 666.
Gli studiosi si sono scervellati per secoli nel tentativo di sciogliere l'enigma e si puo' dire che si sia giunti ad un risultato piuttosto sicuro: si tratta del nome dell'imperatore Nerone scritto in aramaico (qsr nrwn, perche' le lingue semitiche tendono a non segnare le vocali), ma il mistero non finisce mai di riservare sorprese.
Esattamente dieci anni fa nella collana dei papiri di Ossirinco (al numero 4499) e' stata pubblicata una copia frammentaria dell'Apocalisse, risalente alla fine del terzo o all'inizio del quarto secolo. Un frammento di questo codice contiene la piu' antica versione da noi posseduta del capitolo 13 dell'Apocalisse: e' sensazionale vedere che questo testo, invece del numero 666, riporta 616 (se interessa, potete dare un'occhiata al testo qui: si nota che alla riga tre, invece della successione chi-csi-stigma = 666, si legge molto bene chi-iota-stigma = 616). La variante non e' un semplice errore, perche' Ireneo di Lione, in un suo trattato contro le eresie, ci riferisce che la versione con 616 era ben nota alla fine del secondo secolo.
Molto si discute sull'origine di 616 e se 616 sia la versione originale. Di sicuro non si puo' dire ancora molto, ma la proposta piu' interessante e' quella che vede in 616 il nome dell'imperatore Gaio (Caligola): se fosse cosi', dovremmo dire che l'Apocalisse e' ancora piu' antica di qaunto si pensi comunemente, forse il piu' antico scritto cristiano giunto fino a noi.

lunedì 17 agosto 2009

Giochi da bambini e filologia

Questa mattina mio figlio, che ha quasi un anno, stava ascoltando un libro musicale che ripete ossessivamente questa filastrocca: "Guarda sotto il mio zampino, / si nasconde Celestino, / il mio amico topolino". Se si ascolta il canto, non si puo' non notare che le parole "si nasconde" sono pronunciate assai male, tanto che io avevo capito che il testo fosse un improbabile "pignattone Celestino" (sic!). Mia moglie sosteneva ovviamente la versione corretta, ma e' interessante chiedersi: a parita' di indizi, in che modo si effettua la scelta fra queste due varianti?
Scherzosamente, si puo' fare un paragone con la filologia neotestamentaria, la disciplina che confronta i vari manoscritti del Nuovo Testamento e cerca di arrivare a stabilire quale fosse il testo originale che purtroppo e' andato perduto. Quando ci sono due varianti e bisogna fare una scelta, qualche volta si applica una regola che viene chiamata tecnicamente "lectio difficilior", che vuol dire semplicemente che si considera migliore la "variante piu' difficile". Nel caso della filastrocca, si sarebbe dovuto scegliere "pignattone", perche' e' piu' difficile (in realta' quasi impossibile) spiegare cosa ci stia a fare questa parola nel contesto.
Un esempio evangelico puo' chiarire di cosa si sta parlando: nel Vangelo di Marco, quasi all'inizio (1:40-45), Gesu' incontra un lebbroso che lo supplica di guarirlo. In tutte le edizioni critiche e nelle traduzioni, il versetto 41 suona come nella versione italiana della CEI: "Mosso a compassione, stese la mano, lo tocco' e gli disse 'Lo voglio, guarisci'". Ma in pochi manoscritti antichi, anziche' "mosso a compassione", si legge "adiratosi" (in greco orgistheis). Qual e' la versione piu' antica?
Tutti i filologi considerano "adirarsi" il verbo originale, perche' applicano come si deve la regola della "lectio difficilior": quale motivo avrebbe avuto Gesu' di prendersela con quel povero lebbroso che non chiedeva altro che di essere liberato dalla sua malattia? Gli scribi che hanno copiato il Nuovo Testamento, invece, avevano tutte le ragioni di eliminare la rabbia, che non si addice a Gesu', e sostituirla con la compassione che va molto meglio. E' esattamente il motivo per cui, ancora oggi, edizioni "critiche" e traduzioni hanno mantenuto questa versione tradizionale. 

domenica 16 agosto 2009

Papiri documentari e Nuovo Testamento

Credo che i lettori italiani si godano il Ferragosto, ma qui il 15 del mese non si accompagna a nessuna vacanza particolare e, quindi, non mi pare fuori luogo parlare un po' di lavoro: in effetti, non piu' tardi di questa sera ne ho dovuto discutere con un possibile futuro studente di dottorato che ho incontrato appena fuori la biblioteca.
In breve, la mia ricerca da qualche tempo si concentra sulla comparazione fra il Nuovo Testamento e i papiri documentari. Questi sono tutti quei documenti di origine (per lo piu') egiziana che non contengono testi letterari (quindi non Omero, non Pindaro, non Menandro, per intenderci). Fra i papiri documentari troviamo pezzi di ogni genere: dai decreti imperiali alle lettere private, dai contratti di matrimonio alle ricevute dei prestiti e delle compravendite.
E' grazie a questa massa di documenti che la vita quotidiana dell'Egitto d'epoca romana e' la meglio conosciuta dell'antichita': in realta', uno studio attento ha permesso di vedere come le somiglianze fra l'Egitto e il resto dell'impero siano molte piu' delle differenze. Per questo motivo si possono trarre dai papiri documentari delle generalizzazioni piuttosto interessanti.
Questo vale soprattutto se uno vuole studiare cosa poteva venire in mente ai lettori antichi del Nuovo Testamento, a quali fatti della vita quotidiana queste persone potevano associare i racconti dei Vangeli, per esempio. Un caso molto interessante e' quello delle parabole attribuite a Gesu': spesso in questi brevi racconti le relazioni sociali ed economiche sono date per scontate e questo fa sembrare che ci manchi il contesto per capire bene i testi, ma poi si vede che le situazioni si ritrovano pari pari nei papiri.
Scrivero' ancora su questo argomento se la ricerca dara' i risultati che mi aspetto.

sabato 15 agosto 2009

Anticristo II

Come abbiamo visto in precedenza, l'autore dell'Apocalisse ricombina elementi tratti dalle antiche profezie, ma la sua attivita' letteraria non si ferma qui. E' molto importante notare che, nell'intenzione dello scrittore apocalittico, le profezie si sono compiute nel momento storico in cui egli vive e scrive la sua opera.
Questo e' vero anche nel caso della figura dell'Anticristo e ve ne propongo alcuni esempi:
1. Proprio all'inizio del capitolo 13 si dice che l'Anticristo e' una bestia "che viene dal mare": perche' questo elemento? Il mare identifica la bestia come una rappresentazione simbolica del potere imperiale di Roma: l'Apocalisse e' stata scritta nella provincia romana d'Asia (la parte piu' occidentale dell'odierna Turchia) e infatti noi sappiamo che ogni anno il governatore, il proconsole d'Asia, giungeva nella sua capitale, Efeso, in nave e, quindi, dal mare.
2. Le sette teste della bestia sono un indizio di grande importanza per la datazione dell'Apocalisse, perche' in 17:9 ci viene detto che esse rappresentano "sette colli" su cui siede la prostituta (un riferimento molto chiaro a Roma) e "sette re", di cui il sesto e' attualmente in vita, mentre i precedenti cinque sono morti. Se si contano gli imperatori romani a partire da Cesare (come si faceva nell'antichita': si pensi alle "Vite dei dodici Cesari" di Svetonio) si vede che il sesto e' Nerone, famoso per aver perseguitato duramente i cristiani. E' per questo motivo che l'Apocalisse viene da alcuni studiosi datata all'epoca neroniana: diciamo gli anni 60 del primo secolo.
3. Per finire, in 13:8, al culmine del potere della bestia, si dice che essa viene adorata dagli abitanti della terra. Molti vedono qui un riferimento alla pretesa degli imperatori di venire adorati come dei: l'Apocalisse polemizza anche altrove contro questa pratica che incomincia a diffondersi in Oriente proprio alla fine del primo secolo.
Da questi cenni si deduce che l'autore dell'Apocalisse non prevede un futuro nebuloso e lontano, ma intende descrivere simbolicamente le ingiustizie che vengono ogni giorno compiute dall'imperialismo romano.

giovedì 13 agosto 2009

L'insegnamento della religione in Italia e Nord America

Mi devo scusare per il lungo silenzio, ma il viaggio e le procedure di assestamento a Boston hanno richiesto qualche momento piu' del previsto. Nel frattempo, mi ha raggiunto la notizia relativa alla reazione di mons. Diego Coletti, presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica, a una decisione del Tar che ha escluso gli insegnanti di religione dagli scrutini delle scuole pubbliche.
Le parole del vescovo di Como inducono a fare un po' di paragoni fra l'insegnamento della religione nel nostro paese e in altri contesti. Nello specifico, la scuola in cui insegno attualmente, benche' nata da una particolare denominazione cristiana (quella unitariana), offre corsi di preparazione alla professione di ministri del culto non solo a cristiani di ogni tipo, ma perfino a islamici e buddhisti. Il tutto e' fatto nel piu' alto spirito ecumenico e ad un livello scientifico di tutto rispetto, senza nessun problema se, come nel mio caso, un cattolico si trova ad insegnare il Nuovo Testamento a anglicani o luterani.
In Italia, invece, gli unici insegnanti che si occupano di religione nelle scuole sono selezionati e designati dai vescovi cattolici ed essi soli hanno il privilegio e la responsabilita' di insegnare non solo la dottrina della propria denominazione cristiana, ma anche le dottrine degli altri cristiani e delle altre fedi religiose.
Ci si puo' chiedere quale sia il sistema piu' onesto e, soprattutto, quale sia il sistema che offre le garanzie di maggiore scientificita' e rispetto reciproco. A quanto pare dalle relazioni dei giornali che ho potuto vedere, mons. Coletti avrebbe detto che la sentenza del Tar sarebbe frutto di "bieco illuminismo": questo giudizio si inserisce bene fra le numerose uscite anti-moderne e anti-razionaliste che vengono ripetute tanto dal Papa quanto dalle gerarchie cattoliche. Mi sembra che ci si dimentichi troppo facilmente del fatto che i valori della tolleranza siano stati propagandati e imposti, contro l'opposizione della Chiesa cattolica (esplicita almeno fino a tutto l'Ottocento!), proprio dai figli della modernita' e del razionalismo illuminista.

domenica 9 agosto 2009

Anticristo I


Nel prossimo semestre dovro' insegnare un corso sulla letteratura apocalittica. Di solito questo tema trova sempre un grande interesse, tanto in Europa quanto in America: vedremo se anche questa volta il trend sara' confermato.
Di sicuro, l'Apocalisse di Giovanni affascina da sempre i lettori con il suo alone di mistero. Visto che un caro amico si e' recentemente impelagato nella lettura di un libro di Antonio Socci e ha chiesto lumi sugli scritti apocalittici, ho pensato che sarebbe utile dedicare qualche post a spiegare come funziona, dal punto di vista letterario, un libro apocalittico.
Spesso faccio l'esempio dell'Anticristo, una figura mitica che continua a interessare molti. Anzitutto, bisogna precisare un aspetto che sfugge alla maggior parte dei lettori: contrariamente a quanto si pensa, il nome "Anticristo" (letteralmente "opposto" o "oppositore di Cristo") non compare mai nell'Apocalisse di Giovanni. In questo libro, ai capitoli 13 e 17, il veggente dice di aver visto una "bestia" mostruosa che sale dal mare (13:1).
Successivamente, alla bestia e' stato dato il nome di Anticristo, prendendolo dalle lettere di Giovanni (dove, pero', ha tutto un altro significato). Oggi vorrei dire alcune cose sul modo in cui l'autore dell'Apocalisse "costruisce" questo essere mostruoso. E' facile immaginare, in modo un po' romantico, che uno scritto apocalittico sia buttato giu' di getto, magari raccogliendo al volo le frasi sconnesse di un profeta in preda a una trance. In realta', la questione e' ben piu' complicata.
Il testo (13:1-2) ci dice che la bestia ha sette teste e dieci corna: inoltre e' in parte pantera, in parte orso e in parte leone. Da dove vengono questi elementi? Nel libro di Daniele, uno scritto dell'Antico Testamento risalente alla meta' del secondo secolo avanti Cristo, al capitolo 7 sono presentate quattro bestie: una simile a un leone, una simile a un orso e una simile a un leopardo (vv. 4-6). L'ultima, e piu' mostruosa, ha dieci corna (v. 7).
Anche senza addentrarsi nel significato di queste immagini, e' assai facile vedere dove l'autore dell'Apocalisse ha preso ispirazione: ha combinato gli elementi di Daniele in una sua nuova e terribile creazione.
Questo esempio ci illustra come lavora uno scrittore apocalittico: sentendo di avere una ispirazione divina, egli prende i "pezzi" delle profezie antiche, li ricombina per creare nuove immagini e, cosi' facendo, indica quale sia il loro vero significato. Di questo parleremo nel prossimo post sull'Anticristo.

sabato 8 agosto 2009

presentazione

Di nuovo benvenuti a tutti i lettori di questo blog! Solo alcune parole per spiegare cosa intendo scrivere qui e perche' mi sono deciso ad iniziare questa attivita'.
La mia vita professionale e personale e' vicina ad un grande cambiamento, perche', fra pochi giorni, partiremo per il gli Stati Uniti e la' iniziero' un nuovo lavoro che mi dovrebbe impiegare, spero, per i prossimi anni. Lasciare l'Italia non e' affatto spiacevole, dati i tempi che corrono, ma comunque mi sembra giusto mantenere un contatto con il paese in cui sono nato e in cui sono vissuto fino ad oggi.
Io mi occupo per lavoro del Nuovo Testamento e della storia del cristianesimo antico in generale: quindi, mi pare utile scrivere, senza troppi tecnicismi, di questi argomenti. Non c'e' dubbio, infatti, che in Italia ci sia tanto interesse per i temi cristianistici, ma al tempo stesso non si puo' certo dire che abbondino le conoscenze storiche e scientifiche. Spero che parlarne un po' qui possa servire a diffondere delle informazioni. 
Spero ci sia anche un vantaggio per me: mi piacerebbe molto ricevere commenti e discutere le mie opinioni con altri. Sono infatti convinto che solo il confronto rafforza le argomentazioni e che i frutti della ricerca non possano restare imprigionati nelle aule accademiche.
Grazie del vostro interesse e dei vostri commenti: buona lettura!  

benvenuti

Il blog e' tuttora un work in progress. Ci vediamo presto!