venerdì 27 agosto 2010

Per molti, ma non per tutti


La scorsa domenica sono tornato alla Messa americana e mi sono ritrovato un giovane predicatore che ha affrontato di petto il difficile passo evangelico (Lc 13:22-30), nel quale Gesu' annuncia che entrare nel regno non e' facile e che i meriti acquisiti seguendolo non serviranno a nulla nel momento della decisione. Devo dire che il sacerdote ha calcato non poco la mano su questo punto, nel tentativo i creare una paura in tutto degna di una predica medievale.
Quello che mi ha piu' colpito e' stato pero' l'annuncio che, con il prossimo Avvento, il messale inglese cambiera' per adeguarsi a una nuova edizione recentemente approvata da Roma. In particolare, il mio predicatore ha tenuto a sottolineare che la preghiera pronunciata sul calice al momento della consacrazione non dira' piu' che quello e' il sangue versato "for you and for all", ma "for you and for many" (sinceramente in Italia non mi sono accorto che il buon vecchio "per voi e per tutti" sia cambiato: magari il mutamento e' in programma, ma per il momento il sito della CEI continua a riportare la preghiera tradizionale). Devo ammettere comunque che il mio celebrante ha ragione da vendere: in effetti, il messale latino ha "pro vobis et pro multis" e anche il versetto di Matteo (26:26), da cui sostanzialmente e' tratta questa preghiera eucaristica, ha un bel polloi che non ammette apparentemente molte repliche.
Ovviamente, siccome il predicatore brandiva la preghiera in modo assai minaccioso per me povero peccatore, mi sono chiesto se una formulazione di questo tipo, visto che siamo in terra americana, non ci porti molto vicino al terzo petalo del TULIP calvinista (le dottrine calviniste sono riassunte in questo acronimo floreale, in cui la L sta per "limited atonement", "espiazione limitata" nel senso che la morte di Gesu' ha avuto valore espiatorio solo per quelli che erano da sempre predestinati alla salvezza e non per tutti gli esseri umani). Devo dire che il mio sacerdote remava valorosamente in senso contrario, fino ad affermare, verso la fine del sermone, che bisogna essere forti per entrare nel regno e che la vita non e' mica tutta gioia e divertimento! Se l'ultima affermazione vi sembrera' un'ovvieta', non vi biasimo, ma non vi pare che la prima ci porti pericolasemente a contatto almeno con una forma di semi-pelagianesimo? Sarebbe la nostra forza a garantirci la salvezza? I misteri della lettura sacrificale della morte di Gesu' mi smebrano sempre fuori dalla mia portata.

8 commenti:

Amministratore ha detto...

dai domenicani si dice che ogni predicatore abbia diritto a 7 eresie per predica...

nelle note della bibbia di gerusalemme si dice invece che quel polloi non ha valore limitativo: in effetti i tutti per cui è stato versato il sangue sono veramente tanti...

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Amministratore,
grazie dell'osservazione: in effetti, penso che si possa sostenere questo punto prendendo polloi come un semitismo (il che, incidentalmente, conferma quanto siano solide le basi bibliche di certe dottrine teologiche...).
Inoltre, sono dispostissimo ad accettare la saggezza domenicana, se mi si garantisce, in cambio, il diritto allo stesso numero di eresie per ogni articolo che scrivo ;)

Tanzen ha detto...

Per tutti o per molti? Bella domanda. La risposta è quanto mai difficile poichè per ogni individuo si assisterà al sorgere di un conflitto "interiore". A chi si vuol dare retta? Al nostro Gesù "personale" o al Gesù della Scrittura? In molteplici occasioni il fedele, così come il chierico, forse in maniera ipocrita, "sceglie" quello che preferisce. Così una persona in stile "law and order" sarà sicuramente portata ad optare per la lezione "per molti ma NON per tutti". Altri, definiamoli ironicamente "bonaccioni", non potranno mai concepire un Cristo che "seleziona", che si sacrifica per alcuni peccatori ma non per altri (su quali basi poi? Gesù rispetta la Legge sempre e comunque? No. Come nel caso del Sabato. Ma ciò che è stato per il Sabato non potrebbe valere anche in altre occasioni?).
Non credo nemmeno che il "ritorno alle fonti" certifichi univocamente qualcosa chiudendo la discussione. Matteo ha riportato quel che Gesù ha detto o ha fatto dire a Gesù quel che lui sosteneva?
Nemmeno la fede aiuta in casi come questo: quando un Vangelo dice X, un altro dice Y, la Tradizione dice Z e l'infallibile Vicario di Cristo finisce per dire W a chi possiamo guardare con certezza?
Alla fine si finisce sempre per "scegliere" quello che sentiamo a noi più congeniale.

PS

Dio mio penso che Gesù possa aver detto "per molti". Da buon ebreo, indi non incline ad una mentalità in stile "free for all", è più probabile il sacrificio per alcuni, per i "peccatori giusti" (ossimorico tanto quanto i "criminali onesti" della cultura siberiana...)

luca r ha detto...

amministratore sono ıi, che non sono più con che account loggarmi...

x tanzen: il problema è rendere coerente il nuovo testamento con se stesso e non assolutizzare un versetto dimenticandone 10 altri.
ad esempio, come conciliare il "molti" di mt con "attirerò tutti a me" di gv o con la lettera ai romani?

x giovanni: a quali correnti teologiche ti riferisci?

Tanzen ha detto...

X Luca r:

non credo sia necessario "rendere coerente" i vari scritti del NT. Sono prodotti diversi, di persone diverse, di aree geografiche diverse e frutto di posizioni spesso in contrasto (vedi Atti sullo scontro tra Pietro e Paolo). L'esigenza della coerenza riguarda la fede. "Materialisticamente parlando" è normale che lo sviluppo, anche in pochi anni, di una dottrina religiosa, politica o di altro tipo, produca incoerenze ed discostamenti da una ipotetica linea di pensiero iniziale: pensa solo allo sviluppo della dottrina comunista passando da Marx a Lenin e poi a Trotzkj o a cosa volesse dire essere del partito democratico negli USA del XIX secolo e cosa voglia dire esserlo oggi.
Insomma: l'incoerenza non deve scandalizzare. Rende difficile la vita al credente che non sa bene come armonizzare i testi e quindi orientarsi entro una dottrina che alle volte sembra dire tutto e il contrario di tutto.
In fondo questo aspetto è forse il grande vulnus del cristianesimo ma anche uno dei suoi aspetti più affascinanti: se tutto fosse stato scritto univocamente, dogmaticamente, in un unico Vangelo senza apparenti incoerenze il cristianesimo si sarebbe sviluppato come una religione assai noiosa e infinitamente meno affascinante. Non è un mistero che ognuno di noi possa scorgere diversi Gesù nel NT e anche negli scritti patristici e/o teologici distanti millenni dalla vicenda terrena di Gesù (sinceramente dubito che il Gesù di Giulio II fosse lo stesso del compianto Panikkar): posso però capire che per molti questo sia un problema e non un qualcosa di interessante e divertente.

luca r ha detto...

se io faccio teologia a partire dalle scritture è chiaro che dovrò interpretarle in un modo coerente. posso, naturalmente, prendere il passo di mt e dire che gesù era un buon ebreo e poco incline al free for all, poi però dovrò spiegare perchè in gv gesù dice che la sua elevazione attrarrà tutti a sè e perchè paolo ha scritto la lettera ai romani.

potrei dire che il passo di mt è il kerygma e il resto superfetazioni teologiche di seguaci che hanno tradito il vero messaggio di cristo. questa soluzione mi pone il problema di enucleare il kerygma e di capire perchè la prima chiesa ha messo tutti questi testi contradditori nello stesso canone. (e, per dire, già pietro cnsiderava le lettere di paolo come ispirate).

altra suggestione: perchè non accostare mt26.28 [perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.] a mc2.17 [Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».] e vedere l'effetto che fa?

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Tanzen,
grazie dei lunghi interventi: credo che tu e Luca abbiate due approcci ermeneuticamente opposti, il che in se' non e' male, in quanto entrambi sono legittimi, date le loro premesse e fino al momento in cui uno non tenta di escludere l'altro in modo assolutizzante.
Ti faccio solo un appunto al postscriptum del tuo primo intervento. Non so quanto sia il caso di rappresentare il "buon ebreo" come sembri fare tu li'. Mi ricorda un po' lo stereotipo dell'ebreo legalista e fondamentalmente ipocrita che altro non e' che un prodotto della polemica cristiana, che ha voluto gettare sugli ebrei il peso della distinzione fittizzia fra universalismo e particolarismo.
Ciao

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Luca,
grazie per esserti rivelato: intendevo solo dire che capita (ma non e' detto che sia questo il caso piu' rappresentativo) di trovare dottrine teologiche il cui supporto scritturale (gli esempi che mi vengono in mente piu' facilmente sono tutti di mariologia) e' spesso assai esiguo o basato su una certa lettura di un singolo versetto, lettura che (come chiariva bene, mi pare, la tua osservazione su polloi) si presta sovente a drammatici rivolgimenti quando va nelle mani di un altro studioso dottato di altrettanto buoni argomenti.
Buon soggiorno sul Bosforo.