martedì 12 gennaio 2010

Storia e favole

In un interessante commento a un post recente, un lettore si chiedeva se questo blog si occupi di storia o di favole: questa domanda (a cui rispondo vigorosamente: di entrambe!) mi ha fatto riflettere un po' sull'uso delle favole o degli altri racconti mitici nella ricerca storica.

Cosa c'entrano i miti con la storia? Vorrei presentare anzitutto un esempio: alcune sere fa stavo raccontando a mio figlio la favola di Biancaneve e, involontariamente, ho modificato il finale in modo tale da rendere questa storia, di per se' totalmente patriarcale, un po' piu' femminista, come direbbe mia moglie. Se ci pensiamo bene, tutte le favole e tutti i miti, anche se non raccontano eventi che si sono effettivamente verificati, comunicano tutta una serie di informazioni importantissime e spesso implicite riguardanti principi morali, meccanismi sociali e in generale elementi culturali. Fin dai tempi della "Morfologia della fiaba" di Propp questo e' stato notato dagli studiosi e questo e' probabilmente anche il motivo per cui le favole vengono raccontate ai bambini che hanno bisogno di apprendere i principi fondativi della cultura e della vita sociale. Tornando al nostro esempio, non c'e' alcun dubbio che la favola di Biancaneve persenti un'immagine della societa' in cui la donna non ha alcuna iniziativa: Biancaneve, che e' la protagonista(!), non fa mai niente di sua iniziativa e anche alla fine deve essere salvata da un uomo, mentre la regina, che in effetti agisce, non a caso viene rappresentata come l'elemento negativo dell'intera storia.

Niente di nuovo fin qui, ma che cosa puo' fare lo storico con questo materiale? Molte cose, e la prima e' proprio indagare l'immagine implicita della societa' che viene comunicata dalla favola. Evidentemente, queste erano le idee dominanti nel contesto culturale in cui la storia e' stata prodotta: le donne devono avere una posizione subalterna a quella degli uomini e, se questa regola viene infranta, le conseguenze sono distruttive.

Le favole, come ogni altro testo a qualunque genere letterario esso appartenga, sono dunque documenti storici: ovviamente, sta allo storico valutare quali informazioni se ne possano trarre e quale metodo si debba applicare a ciascun tipo di documento. Cosi' e' per i miti che si leggono nella Bibbia: dal punto di vista storico essi non ci possono raccontare come si sono svolti gli eventi, ma ci possono sicuramente dire come la pensavano sul mondo e sugli esseri umani coloro che li hanno scritti.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Bazzana
Questo blog è veramente una bella scoperta. Leggendo, non posso che farmi l’idea di uno studioso serio e laico, poco disposto a baciare le pile del religioso di turno. Cercando il suo nome in google scopro che lavora ad Harvard: che peccato. Magari riesce, in futuro, a rientrare in patria e a fondare una Scuola meno prona al cancro che si annida, in termini morali e pratici, nella nostra società.
Torno al suo post: come non essere d’accordo. L’antico testamento ci dice che Israele era un popolo dedito all’incesto, al furto, alla segregazione e auto-segregazione razziale, alla menzogna sistematica (amo Giacobbe, che prima frega padre e fratello, per poi esaltare la propria onestà subito dopo) e allo sterminio in nome di Dio. Storici o non storici che siano, questi eventi ci dicono cosa fosse morale ed esemplare per quel popolo. Perdoni, ci dicono una cosa in più: ci dicono che oggi c’è una marea di gente che ritiene il resoconto di queste cronache favolose di un popolo di pastori di 3000 anni fa come letteratura ispirata da dio. Per trarne cosa, mi domando? Non c’è riga della Bibbia che non sia costata sangue e tempo perso, dal sole che si ferma, al “grande Israele”, dal “golem” = feto (ma che fantasia!!!) al Signore degli Eserciti. Dicevo: un fardello di sangue e arretratezza. Serve coraggio, in Italia soprattutto, per sostenere come ci si debba spogliare da questo carico.
Un po’ la invidio, perché al mio commento nel suo posto precedente ha risposto di non essere a conoscenza dell’intervento del Papa (io che pensavo che avesse scritto quel post apposta). Qui è impossibile non esserne a conoscenza, perché la visibilità mediatica di ogni singola parola proferita dal tedesco è pari a quella di 15.000 morti in Afghanistan.
Lucio

Anonimo ha detto...

Caro Bazzana, da appassionato sia del mondo antico che di folcolore non posso non plaudere a questa decisa riabilitazione della tradizione favolistica, troppo spesso relegata a documentazione di serie b. Devo ammettere che da uno storico rigoroso come lei non mi aspettavo questo punto vista, ma la sorpresa è positiva. A presto
Bruno

Anonimo ha detto...

Rispondo a Bazzana e a Bruno. Considerare le favole fonti storiche, seppure da un certo punto di vista, è una vera bestialità interpretativa, un rigurgito neoromantico e una stortura esegetica. Ludwig

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Lucio,
la ringrazio per l'apprezzamento, ma devo dire che il suo elenco delle manchevolezze morali della Bibbia ebraica un poco mi ha spaventato. Mi sono subito rincuorato pero', perche' lei soggiunge con acutezza che queste stesse manchevolezze sono purtroppo portate in palmo di mano come divine rivelazioni anche da molti lettori di oggi.
Credo che facciamo bene a ricordare che il bene e il male di qualunque testo stanno soprattutto negli occhi dei suoi lettori e a non porre troppa distanza tra il nostro standard morale e quello del passato, per non rischiare di cadere in qualche forma di culto ottocentesco del progresso o peggio.
Cordiali saluti e grazie ancora.

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Ludwig,
parole grosse, ma non vedo argomentazioni.
Saluti

Anonimo ha detto...

Caro Bazzana, quanto livore. Ho solo espresso una mia opinione. Le argomentazioni? Mi pare che non se ne debbano avanzare molte. A farlo dovrebbe essere chi sostiene il contrario. Ludwig

Giovanni Bazzana ha detto...

Caro Ludwig,
mi scuso per il livore, ma continuo a pensare che le accuse non fossero di poco conto.
Io ho espresso un certo ragionamento metodologico nel mio post: e' lecito quindi chiederle in cosa questo ragionamento le sembra sbagliato, se, come mi pare di capire, non lo condivide.
Saluti

Anonimo ha detto...

Gentile Ludwig, la ragione è un dono di Dio e come tale è prezioso, ma essa non può tutto. E soprattutto essa non è nulla senza Verità. La Verità può essere raccontata e veicolata attraverso forme alternative all'argomentazione tradizionale, magari anche attraverso racconti. Gesù stesso, del resto, argomentava e insegnava con parabole e non mi si venga a dire che esse siano prive di significato o "bestialità". Esse ci trasmettono lo spirito della Buona Novella e sono comprensibili a tutti. Cogliete l'uomo nelle parole, non usate le parole per imporre la propria argomentazione. Ricordo a tutti che non è possibile conoscenza autentica senza l'uomo, e Dio, al centro. Don Eusebio

Anonimo ha detto...

Caro Ludwig,
una cosa bella di questo Blog è che, prima di postare, la gente legge il testo dell’entry e dei commenti ad essa associati. Non la prenda come una nota provocatoria… ma Bazzana ha argomentato il valore che dà alla narrazione favolistica… Lei invece non scrive nulla sul perchè non si dovrebbe fare il contrario.
Io una argomentazione, magari ingenua, ce l’avrei: la favola può essere parto di una sola mente magari non troppo sana, che fantasticamente immagina scenari per nulla condivisi dal resto del pianeta. Dopo 200 anni si recupera la favola e si può essere indotti a fare ragionamenti storici (pur riconoscendo il carattere favolistico del testo) campati in aria. Per questo sono molto affascinato invece dagli studi che mirano a dare carattere storico alla figura del Cristo.
R.Balbo

Anonimo ha detto...

Caro Balbo, don Eusebio e Bazzana,
prendo atto delle obiezioni che mi fate. Mio nonno svedese mi citava sempre un proverbio che sosteneva che la ragione spesso sta con la maggioranza, quindi getto la spada, lo scudo e pure la cappa. Mi scuso se ho offeso qualcuno - non era, davvero, mio volere - e mi prendo una pausa di riflessione dal blog, che continuerò comunque a seguire con interesse in silenzio. Spero però che la regola della corretta documentazione valga per tutti, e dico proprio tutti, e non solo per le "voci fuori del coro". Me ne vado per la libertà
Ludwig

Maria Grazia Nicora ha detto...

Per rimanere in tema di favole, mi associo chiedendo il Suo storico parere circa :- "La strage degli innocenti" - descritta nel solo Vangelo di Matteo(cap.2,13/16) subito dopo la visita del Magi.
Un angelo e non un demone invita la Sacra Famiglia a fuggire in Egitto.
Nelle opere di Giuseppe Flavio, fonte principale della storia giudaica del I sec, d.C.,mi pare non si trovi nessun riscrontro in merito a questo crudele evento.
Grazie come sempre per l'attenzione G. Nicora

Giovanni Bazzana ha detto...

Mi scuso con i lettori per il ritardo di queste risposte, ma sono stato fuori sede per alcuni giorni.

Caro/a R. Balbo,
la sua osservazione e' certamente interessante, ma penso che, se un mito o una favola viene tramandata, e' molto probabile che un buon numero di lettori vi abbiano visto qualcosa di importante e che quindi non possa piu' considerarsi il parto della fantasia di qualche personaggio marginale. Pensando a quanto poco ci si e' conservato dei testi antichi, credo che questo ragionamento si adatti molto bene agli scritti prodotti nell'antichita'.

Caro Ludwig,
mi dispiace che tu la prenda cosi': non mi pare che le tue considerazioni abbiano subito una censura (pensandoci bene, credo di non aver mai censurato nessun commento finora). Sara' comunque un piacere sentire la tua opinione, se e quando vorrai tornare a scrivere.

Caro/a G. Nicora,
non credo che questo mio parere si possa considerare "storico", visto che mi adeguo a quello che la maggioranza dei commentatori dice su questo episodio. Si tratta ancora una volta di un racconto favoloso, che non viene confermato da alcuna fonte esterna e che quindi con tutta probabilita' non corrisponde ad un evento storico. Per quanto riguarda la sua funzione in Matteo, mi sembra chiaro che essa sia duplice: anzitutto, dimostrare che Gesu' e' protetto dalle forze soprannaturali e in secondo luogo mettere in risalto la condotta disumana di Erode, che di sicuro non doveva stare simpatico ai lettori di Matteo.