
Diverse settimane fa, sul blog di Joahnnes Weiss, ho trovato questa bella e scherzosa recensione di una articolo di James Charlesworth, professore del Princeton Theological Seminary e studioso di grande fama, su Giovanni il Battista. Vi consiglio di dare un'occhiata ai commenti, perche' dal post e' derivata un'interessante discussione sulla metodologia storica.
E' indubbiamente vero che la ricerca storica liberata dalle "catene" positiviste, deve riconoscere il ruolo essenziale giocato dall'immaginazione dello storico nella ricostruzione del passato (e questo e' tanto piu' vero quando si ha a che fare con l'antichita', per cui le fonti sono cosi' scarse). Giustamente, uno dei commentatori menzionava il caso della scuola francese delle Annales, per cui proprio l'immginazione permette di ricostruire le vicende di quella maggioranza della popolazione che, in epoca medievale, non aveva controllo sulla composizione delle fonti scritte. Un altro caso e' quello della storia delle origini cristiane riscritta, negli ultimi anni, in chiave femminile da studiose che hanno fatto lo sforzo di immaginare "voci" femminili in quei testi che, sotto l'influenza di una secolare tradizione interpretativa patriarcale, venivano letti di default come opere di maschi. Allo stesso modo, nell'ultimo post, che ho scritto purtroppo alcune settimane fa, ho ripreso uno studio che dimostra come una lettura diversa di una pericope evangelica sia del tutto plausibile (o "immaginabile") ancora contro un'altra inveterata tradizione di oscurantismo e pregiudizio.
Mi pare che questi esempi chiariscano anche dove sta la differenza nel giudicare l'uso di questa immaginazione storica. Nei casi precedenti, l'obiettivo e' stato quello di moltiplicare le possibilita' di lettura di un testo, appunto dando "voce" a chi, per varie ragioni storiche, ne era stato privato. Al contrario, un intervento come quello di Charlesworth, con la sua fantasiosa biografia di Giovanni, non fa altro che ridurre le possibilita' di comprensione, inscrivendo (o "reificando", come si dice quando si vuol fare un po' di scena) nella vicenda del Battista un'opposizione, altrimenti puramente teologica, fra particolarismo e universalismo.

