martedì 30 novembre 2010

Moxnes vs. Craffert in Atlanta



L'amico Johannes Weiss ha un post, ispirato da Loren Rosson, in cui accosta due studiosi che hanno offerto importanti contributi alla ricerca recente sul Gesu' storico, Dale Allison e Pieter Craffert. L'analisi di Weiss, che soppesa finemente somiglianze e differenze, mi ha fatto ricordare di un confronto, di cui sono stato testimone alcuni giorni fa al convengo annuale della SBL, fra lo stesso Craffert e Halvor Moxnes, studioso norvegese che offre, a mio parere, osservazioni mai scontate.
Il tutto si e' svolto all'interno di un panel in cui Moxnes anticipava i temi di un suo libro di prossima uscita dedicato alla ricerca sul Gesu' storico nel XIX secolo: si tratta, da quel che si e' potuto capire, di una rivisitazione della famosa analisi di Albert Schweitzer, ma con una piu' pronunciata attenzione per i temi (soprattutto socio-politici) che non erano molto nelle corde del professore di Strasburgo. Craffert era il respondent e, come c'era da aspettarsi, il suo intervento ha ripreso molti elementi che si trovano nella sezione metodologica del suo ormai famoso libro su Gesu' interpretato come sciamano della Galilea. Secondo Craffert, tanto la ricerca positivista storico-critica (che approda ad un Gesu' indistinguibile dal profilo intelletuale e teologico del ricercatore) quanto quella post-moderna (che insiste, invece, su di un Gesu' "altro", diverso, come in molto del lavoro di Moxnes) non sarebbero che due facce di uno stesso etnocentrismo e di un stesso imperialismo culturale. Devo dire che mi ha fatto onestamente una certa impressione vedere uno studioso di origine afrikaner (qualunque sia il suo passato o le sue correnti opinioni politiche) accusare qualcun altro di etnocentrismo o imperialismo.
Sollecitato dalla platea, Moxnes, che sembrava un po' restio a rispondere, ha fatto notare come il Gesu' "queer" sia quanto di piu' lontano si possa immaginare da un paradigma dominante a livello culturale (anzi, avrei detto io, etnocentrismo e imperialismo si adatterebbero meglio al modello "sciamanico", tenuto conto della genealogia ideologica del modello stesso e del suo "creatore", Mircea Eliade). In un certo senso, Moxnes sente la responsabilita' e il dovere di presentare questa immagine alternativa e sovversiva di Gesu' di Nazaret. Ovviamente, Craffert ha domandato se, a questo punto, abbia piu' senso parlare di una "oggettivita'" e, ovviamente, Moxnes ha risposto che non esiste alcuna oggettivita', ma tutti portiamo nella ricerca il peso del nostro bagaglio intellettuale ed esperienziale.
Tutto sommato, anche se nel quadro un po' frammentario tipico delle discussioni alla SBL, una conversazione interessante.

sabato 27 novembre 2010

Verbum Domini: ispirazione


Negli ultimi tempi, il Vaticano e' al centro delle discussioni a causa della sibillina frase di Ratzinger su preservativi e prostituti/e, ma, un paio di settimane fa, lo stesso papa ha rilasciato un documento assai interessante e forse degno di un'analisi un po' piu' ragionata. Siccome siamo in periodo di Ringraziamento, ho pensato che fosse il caso di impiegare del tempo nel leggere l'esortazione apostolica "Verbum Domini", che e' la risposta ufficiale ai lavori del sinodo dei vescovi del 2008 e ha come tema specifico la "Parola di Dio nella vita e nella missione della chiesa".
Il testo e' denso e sembra porsi come un documento abbastanza importante, in quanto Ratzinger prova a fare il punto sulla posizione della Bibbia nella dottrina cattolica a partire dal concilio (un cui documento, la Dei Verbum, e' esplicitamente richiamato nel titolo) e attraverso gli interventi decisamente sparsi e disarticolati dei papi successivi. Il discorso e' senza dubbio approfondito, anche se mi pare che la prospettive di ulteriore sviluppo siano un po' scarse (almeno dal punto di vista intellettuale: lascerei ad altri, piu' competenti di me, un giudizio sulle prospettive pastorali). Presento alcune mie riflessioni senza alcuna pretesa di sistematicita'.
Una questione assai importante e' ovviamente quella dell'ispirazione della Scrittura, trattata nel testo al paragrafo 19. Ratzinger riconosce molto bene l'importante nesso tra ispirazione e verita' della Parola di Dio cosi' come avverte che lo stesso nesso appare assai problematico e invita ad approfondire la ricerca sul tema. In questo la continuita' con la Dei Verbum e' notevole: gia' il documento del concilio Vaticano II aveva evitato accuratamente di definire piu' precisamente il rapporto fra la componente ispirata e quella umana (e quindi necessariamente "non vera" in senso assoluto) nella Bibbia. Dal punto di vista dottrinale, questo offre un vantaggio enorme poiche' consente una duttilita' assolutamente benefica in una materia oscura e in continua evoluzione.
Basta prendere in considerazione l'evoluzione che, piu' o meno apertamente riconosciuta, si e' verificata nell'interpretazione di quei passi (ad esempio, il famoso versetto della lettera agli Efesini) in cui alla donna viene richiesta la sottomissione all'uomo: in una societa' patriarcale, questi venivano senz'altro intesi come ispirati nel loro senso piu' letterale, mentre oggi e' difficile che accada che essi non vengano in qualche modo "aggirati" adottando interpretazioni piu' o meno allegoriche. In futuro, e' possibile che si faccia qualcosa del genere anche, per esempio, per il complesso passo di Romani (1:26-28) che viene talvolta presentato come una critica dell'omosessualita': in Italia c'e' anche chi irresponsabilmente ne invoca un'interpretazione piu' letterale, ma il fatto stesso che esso non compaia quasi mai quando si discute della moralita' o immoralita' delle relazioni omosessuali dimostra che la materia richiede studio attento e consapevole delle conseguenze, come in effetti viene anche suggerito dal papa.

mercoledì 24 novembre 2010

SBL e salsicce


Mi scuso con i lettori per il lungo silenzio degli ultimi giorni, ma una serie di circostanze lavorative mi ha completamente distolto dal blog. Ultimo impegno in ordine di tempo e' stato naturalmente il congresso annuale della SBL, che e' terminato oggi e che quest'anno si e' tenuto ad Atlanta.
Ci sono diverse notizie che ho mancato di dare e sulle quali magari ritornero' nei prossimi giorni, ma credo che almeno una meriti di essere menzionata visto che ha avuto una certa risonanza nel "mondo" dei blog biblici. Si tratta di un episodio legato ancora una volta alla SBL, a testimonianza ulteriore del fatto che il futuro degli studi biblici e' un tema di discussione assai vivo e che la piu' importante associazione mondiale di studiosi della Bibbia e' certamente uno dei luoghi in cui i nodi vengono al pettine.
Protagonista dell'ultimo "scandalo" e' Roland Boer, professore all'Universita' di Newcastle in Australia e autore di un divertente e dissacrante blog, "Il baffo di Stalin". Boer era stato invitato a parlare nella sezione dedicata a "Testi profetici e i loro contesti antichi" ed aveva proposto il seguente titolo: "Too Many Dicks at the Writing Desk, or How to Organize a Prophetic Sausage-Fest" (non cerco nemmeno di tradurre, perche' ogni versione rovinerebbe i giochi di parole dell'originale: tuttavia, va detto, per chi non conosce l'inglese, che il titolo ruota tutto attorno all'accostamento fra "peni" e "salsicce"). Dopo che il titolo era stato accettato, ma prima della conferenza Boer ha ricevuto una lettera dalla direzione della SBL, che lo invitava a cambiare il termine "salsicce", perche' qualcuno avrebbe potuto trovarlo offensivo! Naturalmente, Boer ha pubblicato il tutto sul suo blog e scatenato un dibattito non piccolo sull'opportunita' di censurare titoli dei papers o anche i papers stessi alla SBL (chi fosse interessato al contenuto proprio dell'intervento puo' leggerlo qui). Il tentativo di censura e' poi stato ritirato e sembra che tutto sia andato per il meglio.
Comunque, rimane da chiedersi se questa storia possa avere un significato piu' serio o se sia solo un altro caso di qualcuno caduto preda dell'astuzia di Boer. A questo proposito, devo dire che Boer stesso ha fatto notare un particolare che mi sembra importante: in un'altra sezione (Ermenuetica femminista della Bibbia") del convegno della SBL e' stato presentato un paper con il seguente titolo, "Se le vostre vagine potessero parlare, che cosa direbbero? Un'intervista con Agar e Sara". Pare che nessuno abbia obiettato in questo caso. E' difficile sfuggire alla conclusione che alla SBL va bene che il corpo femminile sia oggettivato e quindi dominato, mentre, quando si cerca di fare lo stesso con quello maschile, subito nascono i problemi. Di mio aggiungerei che questo non mi sembra affatto un caso unico. Basti pensare al fatto scandaloso notato recentemente da Mark Goodacre sul suo blog: due studiosi hanno potuto chiamare (su una delle riviste piu' prestigiose del campo della neotestamentaristica!) "ginecologia biblica" lo studio dei ruoli di autorita' occupati da donne nelle comunita' paoline.

venerdì 12 novembre 2010

"Metafore" fra scienza e religione


Mercoledi' ho ascoltato una interessante lezione di Ahmed Ragab sui rapporti fra scienza e religione studiati utilizzando il concetto di "metafora", come costrutto socio-culturale. Ragab e' egiziano, ha studiato medicina al Cairo e successivamente storia della scienza e storia dell'Islam alla Ecole Pratique di Parigi.
L'obiettivo principale della lezione di Ragab era mostrare come scienza e religione, invece di essere due sfere nettamente e asetticamente separate, abbiano un quantita' notevole di sovrapposizioni: molti impulsi sociali, politici e culturali, riassunti da Ragab sotto il nome di "metafore", concorrono alla formazione di concetti scientifici i quali, a loro volta, influenzano significativamente l'elaborazione di nuove metafore.
Il discorso era costellato da esempi assai interessanti: ne riporto uno per cercare di dare un'idea del metodo di Ragab. Il medico siriano Ibn-al Nafis, vissuto nel Trecento, e' assai noto per essere stato il primo a descrivere correttamente la circolazione polmonare umana. Fino ad allora, la medicina era dominata dalla teoria galenica per la quale il sangue sarebbe passato dalla parte destra alla sinistra del cuore attraverso pori invisibili. Nafis era insoddisfatto di questa teoria non tanto perche' i pori erano invisibili (e quindi scientificamente indimostrabili), ma perche' (Nafis era anche notevole teologo) egli riteneva che la parte sinistra del cuore contenesse l'anima o lo spirito vitale dell'essere umano. Per lui, era inaccettabile che l'anima pura venisse a contatto diretto con la impura materialita' del sangue come sostenuto dalla scuola galenica. La soluzione per Nafis e' che il sangue, raccolto nella parte destra del cuore, passa, attraverso le arterie polmonari, agli alveoli polmonari e li', attraverso il contatto con l'aria, viene depurato dalla sua materialita': in seguito, questa nuova sostanza pura entra nelle vene polmonari e fa ritorno al ventricolo sinistro dove contribuira' a formare lo spirito vitale dell'essere umano.
E' interessante notare che per Nafis la teoria medica e quella teologica si mescolano insetricabilmente ed e' difficile, se non impossibile, decidere quale dei due interessi sia stato determinante nel condurlo a formulare una elaborazione che poi sarebbe stata fondamentale per gli ulteriori sviluppi della medicina. Mi pare si tratti di un buon esempio per riflettere sulla complessita' di quello che spesso troppo affrettatamente tendiamo a riassumere e separare usando le due etichette di "scienza" e "religione".

lunedì 8 novembre 2010

Vangeli "ritrovati"


La scorsa settimana, nel mio corso su Q, ho provato a leggere con gli studenti, tanto per uscire dalla solita discussione Kloppenborg vs. Goodacre, un articolo pubblicato nel 2008 da Matthias Klinghardt con il titolo "The Marcionite Gospel and the Synoptic Problem: A New Suggestion" ("Il Vangelo marcionita e il problema sinottico: un nuovo suggerimento").
Klinghardt, che e' professore di teologia biblica all'universita' di Dresda, prende le mosse da suoi lavori sul Vangelo di Marcione, che viene solitamente concepito come una copia adulterata dal Vangelo di Luca. Questo e' in effetti quanto ci viene detto dagli eresiologi anti-marcioniti, ma Klinghardt ritiene, riprendendo una antica tradizione storiografica, che la questione andrebbe riesaminata e il giudizio ribaltato. In realta', Tertulliano, che ha scritto un lungo e complesso trattato contro Marcione, lascerebbe intendere che le cose stanno diversamente: mentre i Padri ortodossi accusano Marcione, quest'ultimo invece sostiene che sono stati gli ortodossi a modificare il Vangelo che lui leggeva per renderlo piu' "accettabile". Klinghardt vede una conferma della sua ipotesi nel fatto che lo stesso Tertulliano mostra come il Vangelo di Marcione contenga elementi che confutano le opinioni marcionite (una cosa che sarebbe davvero difficile da pensare, se Marcione si fosse scritto un Vangelo a proprio uso e consumo).
Secondo Klinghardt, Marcione possedeva una specie di proto-Luca che avrebbe influenzato la redazione sia del Luca canonico che del Vangelo di Matteo. Questa sarebbe la soluzione al problema sinottico suggerita da Klinghardt, ma mi pare che l'intero sistema diventi un po' troppo complesso e quindi non vorrei soffermarmi troppo su questo punto (anche perche' la ricostruzione del Vangelo di Marcione e' assai problematica dato che lo conosciamo soprattutto attraverso le citazioni di Tertulliano e di Epifanio).
Tuttavia, alcuni studenti sono stati attratti dall'idea di questo modo di procedere della parte "ortodossa", che prima "corregge" un testo e poi da' la colpa delle modifiche alla parte avversa. Se uno crede all'autenticita' della famosa lettera di Clemente che contiene il Vangelo segreto di Marco, il caso sembra abbastanza simile: Clemente accusa gli eretici seguaci di Carpocrate di aver apportato modifiche che invece possono essere considerate piu' originali. Inoltre, qualcosa del genere si potrebbe pensare anche per Giovanni e la sua difficile ricezione fra gli ortodossi.
Questi temi restano ancora in gran parte da esplorare, ma mi pare che aiutino a riflettere su alcuni aspetti decisivi. La estrema fluidita' dei materiali evangelici deve aver creato non pochi problemi quando, nel II secolo, si comincio' a pensare di creare una "ortodossia" ed un canone. Alcune delle strategie adottate per distinguersi furono appunto quelle viste sopra: attribuire ai propri documenti lo status di "originali" e accusare gli "eretici" di averli adulterati.